Armstrong, il presidente che girava in Ferrari (a noleggio) -6a p.-
Prima di diventare Numero Uno della società monzese, pur non essendo ancora ufficialmente registrato come dirigente, Paolo Di Stanislao, da semplice consulente, riuscì a entrare in possesso di una Mini Cooper aziendale in comodato d’uso, facendo recapitare alla sede del Monzello, già soffocata dai debiti, una ventina di contravvenzioni da pagare per mancato rispetto delle norme del codice della strada. Risultato di questo rocambolesco e tumultuoso ingresso nell’AC Monza Brianza 1912: pagamenti sempre inevasi, a parte quelli all’ex amministratore delegato Maurizio Prada, al fornitore tecnico Adidas, all’impresa responsabile della sicurezza allo stadio ed all’ex direttore sportivo Gianluca Andrissi. Per non parlare del mancato versamento dei contributi dovuti alla Lega Calcio Professionistico. Il 27 maggio 2015, su invito della Procura, i giudici pronunciarono, quindi, la sentenza di fallimento della società brianzola (sommersa da debiti per 4,6 milioni di euro), con la messa all’asta giudiziaria dei beni, nel tentativo di ripianare l’indebitamento e garantire l’iscrizione della squadra al campionato di Lega Pro. Tra i creditori, figuravano, per 40.000 euro, l’Euro Hotel di Concorezzo, fornitore dell’alloggio ai giocatori e, per 14.000, il limitrofo Ristorante Argentèe, per i pasti consumati da tutti i componenti del club. Il pubblico ministero monzese Walter Mapelli, successivamente, a seguito della relazione presentata dai curatori fallimentari della società Brugnoni e Nicosia, con iscritti nel registro degli indagati tutti i personaggi legati al Monza Calcio a partire dal 2013, aprì un fascicolo penale. Solo dopo sei aste andate a vuoto e con l’uscita ufficiale a giugno del club brianzolo dal calcio professionistico italiano, a luglio, Nicola Colombo si aggiudicò, per 150.000 euro, il marchio dello storico gruppo biancorosso, che poté essere iscritto al campionato riservato, con il nome di S.S.D. Monza 1912. Il 28 settembre 2018, come noto, ci pensò, poi, Silvio Berlusconi, consigliato dal fedele amico di una vita Adriano Galliani, a far voltare pagina ai biancorossi, mettendo le basi per la risalita dell’AC Monza, fino all’approdo in Serie A. A parte Cristiano Perrotti e Maurizio Carlo Prada, rispettivamente amministratore delegato e membro del Cda della società biancorossa, che avevano ricorso al patteggiamento (per la sanzione di 16 mesi di inibizione con 3.500 euro di ammenda il primo, 12 mesi con 2.000 euro il secondo), tutti gli altri Numero Uno e collaboratori diretti succedutisi ai vertici dell’AC Monza Brianza 1912 nei due anni precedenti la sentenza di fallimento, dopo esame da parte della Sezione disciplinare del Tribunale federale nazionale, furono inibiti e multati dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio.
Per Armstrong e Bingham tre anni di inibizione, con l’ammenda di 10.000 euro
Arrivò così anche la condanna sportiva per Anthony Armstrong Emery, Dennis Patrick Bingham, Piero Montaquila e Paolo Di Stanislao. Ai primi due, l’anglo-brasiliano, presidente dal 20 maggio 2012 all’11 dicembre 2014 e l’irlandese, Amministratore Unico dall’11 dicembre 2014 al 20 gennaio 2015, furono inflitti 3 anni di inibizione con l’ammenda di 10.000 euro, risultate, poi, inapplicabili per la latitanza dei due soggetti dall’Italia. Per Piero Montaquila, Amministratore Unico dal 20 gennaio 2015 al 27 maggio 2015, 2 anni e 5.000 euro, mentre per Paolo Di Stanislao, presidente nello stesso periodo, 1 anno e 3.000 euro. I giudici spiegarono, poi, nel dettaglio la loro sentenza per i quattro condannati.
Cattiva gestione della società e mancato ripianamento delle perdite nella sentenza a carico di Armstrong
Per Anthony Armstrong Emery: ‘’Per aver determinato la cattiva gestione della società, in stato di grave crisi finanziaria al momento della sua cessazione dalla carica, che ne ha causato il dissesto e il successivo fallimento; per non aver proceduto a ripianare in misura adeguata le ingenti perdite accumulate dalla società.’’. Per Dennis Patrick Bingham: ‘’per aver aggravato, con la propria gestione, il dissesto economico-patrimoniale della società e, in particolare, per non aver adempiuto all’impegno di eseguire finanziamenti soci per gli importi occorrenti a garantire la continuità aziendale e comunque per un importo non inferiore a 200.000 euro entro il 31 dicembre 2014.”. Per Piero Montaquila: ‘’ Per aver contribuito, con la propria gestione della società, al dissesto economico-patrimoniale della stessa; per non aver effettuato alcun intervento sul capitale sociale né alcuna operazione di risanamento aziendale; per aver consentito a Paolo Di Stanislao, soggetto inibito, di operare nella società con il ruolo di amministratore di fatto.”. Per Paolo Di Stanislao: ‘’ Per aver svolto il ruolo di ‘amministratore di fatto’ dell’AC Monza Brianza 1912, coadiuvando il socio e amministratore unico Piero Montaquila, avendo esercitato in modo continuativo le funzioni di amministrazione della società, prendendo decisioni e compiendo atti di gestione, a nome e per conto della stessa, anche senza essere stato formalmente investito in tale ruolo da una deliberazione giuridicamente valida e senza essere mai stato inserito in alcun foglio di censimento depositato presso la Lega competente; per aver contribuito ad aggravare lo stato di decozione della società; per aver operato come amministratore di fatto della società essendo ancora inibito per i fatti risalenti al fallimento della società Lanciano; per aver operato come dirigente della società Casale Calcio Srl, essendo ancora inibito per lo stesso motivo”. Non risulta che Armstrong e Bingham, fuggiti dall’Italia dopo queste brutte vicende, abbiano allora depositato memorie a discolpa, cosa, che almeno, tentarono di fare, seppure con scarse possibilità di successo, Montaquila e Di Stanislao, patetici nel dichiararsi innocenti e nell’addossare responsabilità di quanto avvenuto ad altri amministratori.
(Fine sesta parte)
Enzo Mauri