Armstrong, il presidente che girava in Ferrari (a noleggio) – 7a e ultima parte.

I giudici, dopo aver accolto le richieste della Procura federale, illustrarono pubblicamente la decisione di condanna nei confronti degli esponenti dell’AC Monza Brianza 1912. Queste le loro parole: “Risulta ampiamente dimostrato che, nel periodo antecedente alla data del fallimento, siano state poste in essere condotte che, a prescindere dal loro rilievo sul piano giurisdizionale ordinario, si pongono in netto contrasto con le prescrizioni normative contestate dalla Procura federale, poiché in stretto rapporto causale con il dissesto che condusse al successivo fallimento. In tal senso, gli atti constano della pacifica prova attestante che la società AC Monza Brianza 1912 sia stata gestita secondo criteri inadatti e antieconomici, in costante tensione finanziaria e con l’inevitabile accumulo di perdite mai sanato da operazioni straordinarie o correttive di qualsiasi genere. Sul punto, è sufficiente il precipuo richiamo ai bilanci societari, alle relazioni della Covisoc e alle innumerevoli dichiarazioni dei responsabili, che si collocano quali ineccepibili strumenti probatori in coerente linea con le modalità di gestione contestate in deferimento, da ritenere quindi pienamente provate e sicuramente assorbenti in relazione al procedimento. Consegue che tutte le risultanze in atti, peraltro convergenti verso un palmare stato di decozione confluito verso il fallimento della società, non possono essere contrastate da presupposti ostativi, ovvero di dubbio, in ordine alla effettiva contezza delle violazioni ascritte in danno di tutti i soggetti prevenuti. In sintesi e per quanto compete a questo Tribunale, vige il concetto di carattere generale, federalmente tutelato, secondo cui nei periodi anteriori al fallimento del sodalizio, la gestione della società AC Monza Brianza 1912 venne svolta attuando criteri e condotte non ispirate ai principi di correttezza, lealtà e probità, rilevanti nell’Ordinamento sportivo ai sensi e per gli effetti degli articoli 1 bis Cgs e 19 dello Statuto Figc.”.

 

Armstrong rifugiato a Dubai all’One & Only Royal Mirage Hotel, resort a 5 stelle

 

Di Anthony Armstrong Emery si hanno poche notizie. Da parecchi anni, praticamente da quando ha trovato rifugio a Dubai, nella città degli Emirati Arabi Uniti, che, non avendo firmato accordi bilaterali con alcun Paese, non concede l’estradizione a nessuno, l’ex presidente del Monza alloggia all’ One & Only Royal Mirage Hotel, un resort a cinque stelle. In questo lussuoso albergo, una sola notte di soggiorno costava inizialmente, al suo arrivo, da un minimo di 500 euro, colazione inclusa, a un massimo di 2.400 euro. Solo due giornalisti, Camilla Wright e James Gillespie del Sunday Times, nel febbraio 2015, riuscirono a scovarlo e a convincerlo a rilasciare un’intervista da pubblicare, poi, sul noto giornale inglese. Dall’articolo, uscito la settimana seguente l’incontro nel déhors dell’Arabian court dell’hotel, si apprese che la Ecohouse Group iniziò a sbandare paurosamente, con spese fuori controllo, affittando uffici di vendita a Toronto, Manila, Pechino, Londra e Singapore, poco dopo la raccolta in quest’ultimo Paese, nel 2012 e in solo due settimane, di investimenti per 24 milioni di sterline, pari a oltre 32 milioni di euro. Il collasso definitivo, però, si sarebbe accusato, sempre secondo il Sunday Times, verso la fine dell’autunno dello stesso anno, con 50 milioni di sterline da riconoscere a un numero indefinito di investitori. Di Dennis Patrick Bingham, coinvolto, ai tempi, con l’ex direttore generale dei biancorossi Mauro Ulizio e con il direttore sportivo Gianni Califano, anche nella maxi-retata relativa all’indagine sul ‘calcioscommesse’, definita ‘Dirty Soccer’ dalla Dda di Catanzaro e basata su decine di combine su partite di calcio dei campionati di Lega Pro e Serie D, si sa solo che, dopo la debacle monzese, diventò consulente per il reclutamento internazionale del Chesterfield, tramite la sua storica società di trasporti Royal Pearl International. Per quanto riguarda Piero Montaquila, le ultime informazioni risalgono a parecchi mesi fa e sono legate alle vicende del Termoli Calcio. Dopo aver preso la società della provincia di Campobasso, in Molise, in Eccellenza e averla condotta alla promozione e a tre campionati di Serie D, garantendo sempre gli impegni economici presi, l’imprenditore bolognese di origini casertane, in data 2 dicembre 2024, diramò un comunicato stampa firmato dall’intera sua famiglia. In questo documento, che, in pratica, riportava il testo di una lettera provocatoria indirizzata all’amministrazione comunale e, in particolare, al sindaco di Termoli, il gruppo Montaquila annunciava l’uscita dalla società, dando, così, l’addio al progetto calcistico cittadino. Nella circostanza, furono usate parole al veleno per la disinteressata politica, per le assenti forze imprenditoriali locali e per i tifosi, sul piede di guerra e poco propensi a trasferirsi nel casertano per assistere alle partite interne della loro squadra, come imposto dalla proprietà, prima dell’abbandono tra polemiche e critiche.

 

Il tentativo di Paolo Di Stanislao di acquistare il Lecco, passato poi da Di Nunno ad Aliberti

 

Paolo Di Stanislao tentò, invece, di acquistare il Calcio Lecco 1912, ma la trattativa non andò felicemente in porto, in quanto il ‘re delle slot machines’ Paolo Di Nunno, presidente in carica della società bluceleste, il 12 giugno 2024, vendette il suo club ad Aniello Aliberti, amministratore delegato dal 1999 al 2002 e Numero Uno dal 2002 al 2005 dell’azienda agroalimentare di famiglia Agria. L’imprenditore di San Giuseppe Vesuviano raggiunse una certa celebrità con la vicepresidenza della Lega Calcio e con la proprietà e presidenza della Salernitana Sport, dal 1994 fino al fallimento del 2005. Nel corso della sua gestione, Aniello Aliberti, con la guida tecnica di Delio Rossi, condusse trionfalmente la squadra campana dalla Serie B alla ‘A’, per la prima volta dopo cinquant’anni. L’epilogo dell’avventura, come troppo spesso era capitato anche agli ex Numero Uno del Monza di quegli anni di fuoco, fu poi proprio da dimenticare.

 

(Fine)

 

Enzo Mauri