Beccalossi

Beccalossi: tecnica e sregolatezza (2a parte)

Nell’ottobre 1985, il Monza acquistò Evaristo Beccalossi dalla Sampdoria per 1200 milioni delle vecchie lire. Nel capoluogo brianzolo, il ventinovenne centrocampista, nonostante le grandi aspettative del presidente Valentino Giambelli e dei tifosi biancorossi, fece un campionato piuttosto anonimo, ricco di infortuni, con 15 presenze, 3 reti (tutte realizzate su calcio di rigore, una nella gara persa 3-1 in trasferta contro la Sambenedettese e due in quella vinta in casa 3-2 con il Cesena) e 2 cartellini rossi.

 

Esordio con la maglia biancorossa sotto la guida di Alfredo Magni

 

Esordì sotto la guida di Alfredo Magni, dopo alcune settimane di allenamenti e di esercizi atletici per trovare l’affiatamento con i nuovi compagni, ma, soprattutto, per smaltire i chili di troppo, il 24 novembre 1985, per la dodicesima giornata di Serie B, nella gara Monza-Lazio terminata sul risultato di 0-0. Schierato in campo dal primo minuto, Beccalossi, apparso ancora lontano da un’accettabile condizione, venne sostituito dal mister di Missaglia al 65’ con il giovanissimo Casiraghi e con i circa seimila spettatori del ‘Sada’ decisamente delusi per questa incolore ‘prima’ del poco convincente campione dall’incedere lento e dalle idee piuttosto offuscate. Talento dalla difficile collocazione tattica e dal rendimento altalenante, il  ‘Becca’ finì, così in disparte per un paio di mesi, per riapparire il 26 gennaio 1986, nella ventesima giornata, in occasione dell’incontro Lanerossi Vicenza-Monza, vinta dai padroni di casa 5-3 (reti biancorosse di Boccafresca, Papais su calcio di rigore ed Antonelli). Anche in questa partita, come in quella d’esordio, la sua presenza in campo non fu, però, per i 90’ , ma solo per i 45’ della ripresa, per sostituire Saini.

 

Le sue prestazioni non furono mai entusiasmanti e meritevoli di particolari interessi da parte dei media. Al termine della stagione il Monza, nonostante la presenza in formazione di giocatori del calibro di Pinato e Torresin in porta, di Antonelli, Ambu, Bolis e Casiraghi in attacco, di Saini, Monguzzi, Lorini e Boccafresca a centrocampo e di Gasparini, Dondoni, Spollon e Papais in difesa, finì, da ultimo classificato, in Serie C e l’ex centrocampista nerazzurro vide irrimediabilmente interrotta la sua breve avventura brianzola. Lui era riuscito a ottenere più foto ed articoli sui giornali qualche anno prima, in un solo pomeriggio trascorso all’Autodromo, da spettatore, che negli otto tribolati mesi di discussa presenza al ‘Sada’, da calciatore.

 

Multato dall’Inter, al volante della Ferrari di Villeneuve

 

Venerdì 11 settembre 1981: nel ‘Tempio della Velocità’, sono in programma le prove di qualificazione del G.P. d’Italia di F.1, tredicesima tappa del campionato mondiale. Il Centro Sportivo Suning, presso La Pinetina di Appiano Gentile, dove si allena abitualmente l’Inter, dista meno di una quarantina di chilometri dall’impianto velocistico della città brianzola, con un tempo di percorrenza in auto di circa una mezzoretta. Il dinamico Evaristo, noto appassionato di motorismo, con la Ferrari nel cuore ed il suo pilota di punta Gilles Villeneuve, non riesce proprio a vincere la tentazione di essere presente sul circuito per portare il suo incitamento diretto al team emiliano.

 

Una telefonata giusta in Autodromo, la convincente giustificazione di un malanno fisico improvviso, accusato prima dell’inizio degli allenamenti pomeridiani, con la necessità di riposo assoluto tra le mura domestiche, per poter lasciare, senza problemi, la sede sportiva ed ecco presentarsi, come per magia, l’offerta di un ‘pass Vip’ per il paddock e l’opportunità di pranzare nell’Area Ospitalità della squadra di Maranello, in compagnia del grande driver canadese. Tutto da lui architettato perfettamente, a parte il mancato calcolo di come i giornalisti e i fotografi presenti si sarebbero comportanti trovandosi davanti, a sorpresa, un idolo del calcio interessato alla F.1. Al suo arrivo ai box, lo staff della Ferrari procede con le debite presentazioni,  con un brindisi e, prima di accomodarsi tutti a tavola, con l’invito al celebre calciatore, subito da lui piacevolmente accolto, di calarsi nello stretto abitacolo della monoposto rossa per provare, da sdraiato, le sensazioni derivanti nello stringere un volante tanto prestigioso e nel posizionare i piedi sulla pedaliera da corsa. La scena, come facilmente prevedibile, scatena l’incontenibile reazione degli inviati e dei reporter al seguito della prestigiosa gara, con interviste, scatti e flash a ripetizione.

 

Risultato: all’indomani, gli articoli su Beccalossi alla guida della Ferrari di F.1 ed al fianco di Gilles Villeneuve, con le relative foto in sequenza, finiscono per occupare le pagine dei principali quotidiani nazionali, sportivi e non. Tutti felici e contenti, a parte gli addetti ai lavori nerazzurri , con i giocatori infuriati per la burla messa in atto dal loro compagno di squadra e con allenatore e direttore sportivo, costretti ad infliggere al fantasioso tesserato una salata multa per comportamento scorretto ed antisportivo.

 

Enzo Mauri