Ciao Alfredo e grazie per averci fatto divertire con la tua squadra
Chiesa gremita, con tanti ex giocatori biancorossi, sabato mattina alle ore 9.30 a Missaglia per porgere l’ultimo saluto ad Alfredo Magni, l’allenatore dei primi grandi sogni biancorossi, il trainer del mitico ‘Borussia della Brianza’, presso la Basilica di San Vittore.
Presenti, davanti al gonfalone biancorosso listato a lutto, con l’attuale Slo Marco Ravasi e lo storico presidente del Monza Club Patrizio Garbo: Casiraghi, Tosetto, Sanseverino, Patrizio Sala, Antonelli, Cazzaniga, ‘Jimmy’ Fontana, Volpati, Gamba, Lorini, Zandonà, Caremi, Pepe, Angelo Colombo, Monguzzi e Motta. Il celebrante, nel corso dell’omelia, ha voluto sottolineare come Alfredo Magni, persona onesta,
cordiale, attiva, religiosa, con una particolare devozione per la Madonna, sapesse sempre coinvolgere amabilmente le persone per fare squadra. Lo aveva fatto in campo con i giocatori, nel suo negozio con i clienti e all’oratorio con i giovani. Lo stava ancora facendo, sino a pochi mesi fa, con la moglie Gabriella, i tre figli Michele , Federica e Roberto e i nipoti, come ha voluto confermare, all’uscita del feretro dalla chiesa, anche il sindaco di Missaglia Paolo Redaelli.
Nella città di Teodolinda, tutti gli sportivi gli hanno voluto un gran bene, anche se, ai tempi del suo ritorno sulla panchina biancorossa, dopo le mancate promozioni in Sere A, qualcuno non mancava mai di rimproverarlo per il gioco a volte troppo difensivistico dei suoi ragazzi. In effetti, il motto da lui coniato, quando ancora le vittorie venivano premiate con i due punti in classifica (al posto dei classici tre adottati a partire da metà degli anni Novanta, n.d.r.), è sempre stato “Importante è muovere la classifica!”, in modo particolare, per giustificare i pareggi conseguiti contro formazioni all’apparenza più deboli di quella brianzola. Avendo sempre avuto lui, da giocatore, un ruolo da difensore puro in squadra, una certa giustificazione su questo aspetto di gioco da proporre poteva, però, apparire fin troppo scontata.
Un tifoso del Monza, suo grande estimatore, sul finire degli anni Settanta, arrivò al punto di correggere, con una bomboletta spray in centro città, sulla classica targa rettangolare in pietra grigia, il nome della via Giuseppe Missori, dove, in un elegante condominio, abitava il presidente di allora Giovanni Cappelletti, ad una cinquantina di metri dalla sede biancorossa di via Manzoni, in via Alfredo Magni.
Ben spiccate le sue note distintive: sempre molto elegante, spesso in giacca e cravatta, portamento da vero signore, fisico atletico, gran competente di football, piacevole nei suoi racconti, come nelle battute, pacatamente offerte in un simpatico mix di lingua italiana e forma
dialettale. “Siamo andati a Roma e non abbiamo visto il Papa”, disse, scherzando, al ritorno da Bologna, dove il Monza aveva da poco perso lo spareggio per la promozione in Serie A contro il Pescara di Angelillo. A volte, un pochino permalosetto, generoso di natura, pur con una punta di presunzione e di immancabile vena polemica nel suo modo di porsi, fin troppo ossessivo, per alcuni, nel difendere a spada tratta le proprie tesi calcistiche, Magni è mancato a pochissimi giorni della partita d’andata a Catanzaro per la finale dei playoff per la promozione in Serie A, che, malattia permettendo, avrebbe tanto desiderato seguire in tv.
Conosciuta e frequentatissima la sua cartoleria con rivendita di giornali in centro paese, vicino al rinomato bar-pasticceria Comi, tempio delle torte e del cioccolato, con la gestione del negozio un tempo curata prevalentemente dalla moglie Gabriella e da altri famigliari. Lui, giustamente, aveva avuto, per decenni, altro a cui pensare! C’è chi, scherzando, sosteneva allora che il parsimonioso Alfredo, da buon brianzolo, avesse scelto alle origini questo genere commerciale per la sua attività di famiglia, giusto per poter leggere gratuitamente tutte le mattine i quotidiani sportivi, nella speranza di trovarvi articoli a lui dedicati, o comunque ‘pezzi’ dove in qualche modo si parlasse della sua persona e della sua squadra.
Tra i tanti momenti belli vissuti con il Monza, Alfredo Magni non aveva mai dimenticato, oltre alle prime partite vissute sulla panca monzese, la chiamata del 26 gennaio 1975 per la possibile sostituzione di Mario David, dopo l’ultima giornata del girone d’andata, caratterizzata al
‘Sada’ da un pareggio in bianco contro il Vigevano. Questo il suo commento di allora: “Non pensavo minimamente di poter guadagnare la guida della prima squadra in così breve tempo. Io avevo 34 anni e stavo allenando la ‘De Martino’ (equivalente alla ‘Primavera’ di adesso, n.d.r.). Anche quando le cose non andavano troppo bene e la panchina di David sembrava sempre più barcollante, la mia convinzione era che i dirigenti del Monza avrebbero optato, in caso di sostituzione, per un tecnico ben conosciuto, come avevano fatto dopo l’esonero di Pivatelli. Le intenzioni del Consiglio me le comunicò il direttore sportivo Vitali, telefonandomi a casa all’una di notte, dopo il poco convincente 0-0 interno dei biancorossi contro il modesto Vigevano. Rimasi sbigottito e preoccupato dallo squillo, decisamente fuori orario comune. Solo una volta appurato che tutti gli amici, a partire da lui stesso, stessero bene, chiesi i motivi della insolita chiamata. La sua proposta mi sembrò una cosa meravigliosa, anche se inizialmente fui propenso più a credere ad uno scherzo di pessimo gusto che ad una vera opportunità offertami . Ben presto, però, mi resi conto che ‘Giorgione’ parlava seriamente e che per me era quindi giunto il momento della verità. Mi trovavo proprio di fronte ad un sogno precocemente realizzato. Ero perfettamente consapevole del rischio che correvo accettando l’incarico, ma avevo le mie buone ragioni per tentare, sebbene la squadra versasse in condizioni preoccupanti.
Il presidente Cappelletti, del resto, mi chiedeva semplicemente di agire in armonia e serenità coi giocatori, per far superare al gruppo il brutto periodo di crisi che lo attanagliava, senza pretendere da me grandi cose. Io, più positivo di lui, ero, invece, fermamente convinto che, con il piano di lavoro da me scrupolosamente preparato, sarebbero arrivati ben presto anche il gioco ed i risultati’’. E così fu. Nella stagione 1979/’80, la formazione biancorossa fu, poi, guidata per la quinta volta consecutiva, da inizio torneo, da Alfredo Magni, bravo ad eguagliare in questo modo il record fatto registrare, a cavallo degli anni Cinquanta, da Annibale Frossi. Nell’estate 1979, all’allenatore del mitico ‘Borussia della Brianza’, rimasto malissimo per l’opaca quanto inattesa prestazione dei suoi ragazzi nello spareggio playoff di Bologna, dopo parecchie notti insonne, non restò, per consolarsi, che stringere tra le mani il ‘Seminatore d’Oro’, quale miglior allenatore della Serie B per la stagione appena conclusa.
Ciao Alfredo e grazie per averci fatto divertire con la tua splendida squadra fino alle porte del Paradiso!
Enzo Mauri