Nicola Colombo, il presidente “salvatore” prima dell’era Berlusconi (1a p.)
Iniziando la serie dei racconti su Nicola Claudio Colombo, ma anche sul padre Felice, pure lui ai vertici del Calcio Monza (negli anni Settanta), in principio come consigliere, poi vicepresidente e infine main sponsor e sulla cognata di quest’ultimo Clelia Volpari, durante la presidenza di suo nipote ‘Nik’, collaboratrice dell’addetto stampa biancorosso Marco Ravasi (oggi S.L.O. succeduto a Vincenzo Iacopino), è doverosa, da parte nostra, una premessa per il lettore. L’avventura sportiva di questi tre simpatici personaggi, tutti legati a Bellusco, comune brianzolo di neppure ottomila abitanti distante una dozzina di chilometri dallo U-Power Stadium, appartenenti allo stesso nucleo familiare e validi imprenditori con la passione per il calcio, deve essere incastrata tra la seconda metà del 2015 e l’inizio dell’era Fininvest, favorita da Adriano Galliani e decretata da Silvio Berlusconi nel settembre 2018. Per la verità, il più anziano del gruppetto, il brillante Felice, di scena da protagonista nel club biancorosso alcuni decenni prima degli altri componenti della famiglia e con la presidenza del Milan ancora da divenire, lo si può far rientrare solo in modo marginale in questo contesto ed esclusivamente nel ruolo di apripista. Fu infatti lui a ricevere la prima telefonata esplorativa del ‘Condor’ per la proposta d’acquisto del Monza (presieduto dal figlio Nicola), da parte del Cavaliere. Prima, però, di immergerci nella descrizione del breve ma edificante periodo di ‘reggenza Colombo’, considerando soprattutto l’importanza degli eventi (anche se, purtroppo, dolorosi) succedutisi negli anni antecedenti, esattamente nel primo quindicennio ‘post Giambelli’, pensiamo possa essere utile per gli interessati proporre, in questa sede, una sorta di panoramica introduttiva, con riferimento specifico a quella tribolata epoca. Così, nella parte iniziale dell’articolo, non trovano luce né Nicola Colombo né gli altri componenti della famiglia, bensì i precari uomini di vertice succedutisi al comando della società biancorossa in quella nefasta epoca, caratterizzata da due vergognosi fallimenti. Il dinamico trio di Bellusco, assente forzato in questo primo capitolo del racconto, troverà, quindi, grande risalto nelle successive otto parti, a partire dalla seconda. Per quanto riguarda i fallimenti in casa brianzola, il primo arrivò nel 2004, con la società messa all’asta e acquistata dall’imprenditore bergamasco Giambattista Begnini, pronto a ripulirla dai tanti debiti accumulati in precedenza e a darle un nuovo nome. Alle soglie del 2000, dopo 19 anni di tenace presidenza, molto amato, ma, spesso, anche apertamente criticato dalla tifoseria biancorossa, Valentino Giambelli aveva lasciato il Monza nelle mani dell’imprenditore friulano Piero Fazzolari. Quest’ultimo restò in sella per poco più di un anno e, nel gennaio del 2001, indignato per delle pesanti offese ricevute nel proprio stadio e indirizzate sia a lui che alla moglie, seduta al suo fianco in tribuna d’onore, da parte di alcuni scalmanati tifosi locali nel corso della gara casalinga di campionato contro il Piacenza del 20 novembre 2000, non se la sentì più di continuare. Decise, così, di passare il timone nelle mani del presidente della Centrale del Latte monzese Massimo Belcolle e dall’avvocato di Milano Cesare D’Evant. Con una gestione societaria superficiale e insicura, iniziò, così, il declino dell’AC Monza, finito, al termine della stagione, nuovamente e inesorabilmente, in Serie C1. L’anno seguente, a metà torneo, Belcolle, a sorpresa, si dimise, mentre D’Evant non mollò la posizione, concludendo, però, il campionato 2001-02, con la squadra retrocessa in ‘C2’.
18 marzo 2004, data del primo fallimento, con il passaggio della società da D’Evant a Begnini
L’avvocato, sommerso da una pesantissima situazione debitoria e impossibilitato a onorare gli impegni contrattuali presi, assistette inerme al tracollo della società, sino al 18 marzo 2004, giorno in cui ne venne dichiarato il fallimento dal giudice Roberto Fontana. Questi, contestualmente alla dichiarazione in atto, decise d’istituire il regime di esercizio provvisorio di attività, possibile sulla base di crediti a favore del club biancorosso esistenti presso la Lega Calcio di Serie C. Con una strana fusione tra diritto sportivo e fallimentare, vennero, così, nominati due curatori fallimentari, tali Maurizio Oggioni e Pino Sorrentino, che permisero al giudice Fontana la messa all’asta del Calcio Monza, ripulito per l’occasione dai grossi debiti. Alla terza convocazione, svoltasi il 3 giugno 2004, ci pensò, quindi, l’imprenditore bergamasco Giambattista Begnini a salvare gli oltre novant’anni di tradizione calcistica monzese, acquistando la società e cambiandone la denominazione che, in omaggio alla nuova Provincia lombarda, divenne AC Monza Brianza 1912. Il presidente orobico restò in terra briantea dal 2004 al 2009. Poi, coinvolto dalla crisi nelle costruzioni e finito a processo con un’accusa di corruzione, con la condanna in primo grado a 2 anni e 2 mesi, finì per cedere il club biancorosso. Questo passò, quindi, nelle mani di Stefano Salarioli (2009-2010), Luca Magnoni (2010-2012), Nicola Rigamonti – a interim – (2012), Maurizio Carlo Prada, come Amministratore Unico – con l’occhio vigile di Clarence Seedorf (2012-2013) -, Anthony Armstrong Emery (2013-2014), Dennis Bingham, come Amministratore Unico (2014-2015), Pietro Montaquila, come Amministratore Unico (2015) e della coppia Giuseppe Nicosia ed Elisabetta Brugnoni, come curatori fallimentari (2015). Con Pea in panchina e la coppia Dennis Bingham-Pietro Montaquila al comando in sede, nella stagione 2014-2015, la compagine biancorossa disputò un incredibile campionato. Settima, a quota 31, al termine del girone di andata, pagò, poi, a caro prezzo l’instabilità societaria. Nel ‘ritorno’, infatti, il Monza fece peggio di tutte le formazioni avversarie, raggranellando soltanto 14 punti. Riuscì, comunque, ricorrendo ai playout, a salvare la categoria sul campo. Ma molti giocatori, stanchi di chiedere invano il pagamento degli stipendi arretrati, nel corso della difficile stagione, avevano deciso di mettere in mora la società e di rescindere il contratto.
L’incredibile campionato 2014/15: salvezza conquistata ai play out, prima del secondo fallimento
A poche settimane dal fallimento del club, surclassando il Pordenone con una formazione improvvisata e piena di giovani, Fulvio Pea riuscì, però, nella storica impresa di centrare sul campo la salvezza. La vittoria per 6-3 al ‘Sada’ rimase, in particolare, nella memoria dei tifosi come un momento epico di esaltazione, ma, purtroppo, anche di vana speranza. Infatti, nonostante l’exploit sportivo, il Monza, poco tempo dopo, fallì per la seconda volta in poco più di un decennio. La conquista della salvezza, in simili situazioni, apparve a tutti come un miracolo, ma non bastò, in quanto, come una beffa, a distanza di pochi giorni, sopraggiunse il tanto temuto crack finanziario. Il caldo mese di luglio 2015 fu, così, fatale al Calcio Monza Brianza 2012, che venne decretato fallito dal Tribunale di Monza, con l’estromissione, da parte della FIGC, dal campionato di competenza, la Lega Pro.
(Fine prima parte)
Enzo Mauri