Nicola Colombo, il presidente “salvatore” prima dell’era Berlusconi (2a p.)

Solo grazie al determinante intervento dell’allora quarantasettenne imprenditore Nicola Colombo, origini monzesi (classe 1968), milanese d’adozione, figlio dell’ex presidente del Milan Felice e presidente della principale squadra di basket di Bellusco, militante in Serie D, Il 22 luglio 2015 nacque la nuova Società Sportiva Dilettantistica Monza 1912 (ufficializzazione della ragione sociale nel maggio 2016), affiliata a fine mese alla FIGC e iscritta, per la stagione 2015-2016, al campionato nazionale di quarta divisione, categoria di calcio dilettantistico di più alto livello, appena sotto la ‘C’ e sopra la ‘Eccellenza’. Al suo fianco, come socio di minoranza al 10%, si pose Carmine Castella, titolare di un’azienda di Perticato, operante nel settore della climatizzazione, ex comproprietario ed ex dirigente del Calcio Lecco 1912. Con una quota del 2% entrò nel gruppo dell’imprenditore belluschese anche l’associazione di tifosi ‘Comitato Cuori Biancorossi’, fondata da Matteo Fraschini, chiamato dal neopresidente di Bellusco a ricoprire il ruolo di team manager del nuovo gruppo. A loro si aggiunse pure lo sportivo Luca Viscardi. Per inquadrare il personaggio Castella, occorre chiarire che Carmine è il padre dell’ex difensore Michelangelo, allora in forza agli Allievi Nazionali del Monza Brianza 1912, giunto in terra briantea in prestito dal Como ed è lo zio di Daniele Grandi, ex attaccante della prima squadra biancorossa, svincolatosi, come tutti gli altri giocatori, in occasione del fallimento della società, per poi accettare l’ingaggio da parte della SSD Monza 1912. Nicola Colombo, studente  negli anni Ottanta del Liceo Classico Bartolomeo Zucchi in centro a Monza, poi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, nel corso di Giurisprudenza, uomo cordiale e distinto, amante dello sport come delle automobili tedesche, padre di due figli avuti da una simpatica e dinamica donna marchigiana, ex giocatrice di volley, passava per un manager dall’aspetto brillante, ma molto attento ai conti e, soprattutto alle spese societarie. Insediatosi al Monzello, oltre a far tirare la corda un po’ a tutti (c’è chi ricorda ancora adesso certi attenti controlli sulle note spese di collaboratori e giocatori in trasferta), finì per indurre, in qualche modo, la storica segretaria Marinella Farina a dare le dimissioni dopo quasi 32 anni di servizio. Secondo alcuni, operazione, questa, finalizzata ad aprire nuovi spazi operativi all’attiva consorte, finita, poi, a trascorrere, effettivamente, diverse ore della settimana dietro la scrivania, nella sede di via Ragazzi del ’99. Ai tempi dell’acquisizione della società biancorossa, Nicola Colombo era il vicepresidente di Co.ge.fin, acronimo di Colombo Gestioni Finanziarie, potentissimo gruppo di Bellusco impegnato con successo in molteplici settori, quali le partecipazioni di controllo in attività industriali, commerciali e immobiliari, nonché negli interventi di finanza in importanti aziende italiane e internazionali. Al timone di questo colosso della Brianza vimercatese, allora con 13 siti d’industria e commercio, tutti di proprietà di società immobiliari appartenenti alla stessa Co.ge.fin, su una superficie complessiva di 331mila metri quadri, con circa 280 dipendenti e un fatturato aggregato complessivo di oltre 160 milioni di euro, figurava il padre Felice Colombo. Consigliere del Monza a metà anni ’70 e vicepresidente nel 1976, quindi sponsor della società biancorossa a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 con i marchi Philco e Zincol Lombarda, il papà di Nicola divenne poi presidente del Milan dal 1977 al 1980. L’avventura rossonera fu caratterizzata dalla conquista dello ‘scudetto della stella’ nella stagione 1978-1979, con Gianni Rivera in campo e Nils Liedholm, da lui personalmente scelto, in panchina, ma, anche da una brutta faccenda. L’uomo d’affari di Bellusco, re delle acciaierie e presidente della Philco Italia, fu infatti, successivamente, squalificato a vita da cariche sportive per il suo coinvolgimento nel ‘calcioscommesse’, con la retrocessione d’ufficio nel 1980 della squadra milanese in Serie B, la prima nella gloriosa storia del prestigioso club lombardo.

 

Felice Colombo, il padre di Nicola, dalle radio al calcio, per finire con il golf…

 

Oltre che per il calcio, Felice Colombo fu noto negli anni Settanta, in Brianza, per aver lanciato Errevi Radio, l’emittente radiofonica nata sulle ceneri di Radio Vimercate di Ruginello. Con lui, in questa fantastica avventura comunicativa, si cimentarono alla guida, oltre ai suoi fratelli Angelo e Carlo, pure loro ai vertici della Co.Ge.Fin-Zincol Lombarda, alcuni membri della conosciutissima famiglia locale Gianni, guidata dal giovane figlio Bruno e proprietaria di una nota impresa di costruzioni edili. Nella radio di Felice Colombo cominciarono a lavorare anche i giornalisti Carlo Gaeta, addetto stampa della società biancorossa a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del 2000 (nell’era di Pierino Fazzolari presidente e Salvatore Fiore direttore generale) e Pinuccio Del Menico, protagonista, poi, di una splendida carriera a Telenova, la TV lombarda di ispirazione cattolica nata nel 1976 a Milano e affidata al Gruppo Editoriale San Paolo. Di tanto in tanto, prestava la sua attenta opera, tra microfoni e amplificatori, anche la dinamica Clelia Volpari, destinata a diventare, anni dopo, la moglie di Carlo Colombo, titolare della SMIR, società specializzata nella distribuzione di articoli per l’arredobagno e di materiali idrosanitari, nonché la cognata dell’ex presidente del Milan, comproprietario ai tempi della emittente brianzola. L’affascinante e gentile signora gettò, poi, al Monzello e al Brianteo le basi per la sua attività di presentatrice e di addetta alle comunicazioni, lavoro svolto sempre per diletto, ma con grande dedizione, nel tempo libero.

 

Clelia Volpari, al fianco di Marco Ravasi nell’ufficio stampa del SSD Monza 1912

 

All’inizio del campionato 2015-2016 di Serie D, Clelia Volpari fu, al fianco di Marco Ravasi, nell’Ufficio Stampa della SSD Monza 1912, dopo l’acquisizione del fallito club biancorosso da parte di Nicola Colombo. Tante le presentazioni della squadra brianzola da lei felicemente condotte, con raffinata eleganza, al ‘Monzello’ e allo Sporting, la suntuosa villa, sede di importanti eventi, situata di fronte al Parco. Giornalista sempre al corrente delle vicende biancorosse, la simpatica Clelia lavorò anche come cronista, soprattutto sui temi riguardanti il Calcio Monza, proponendo spesso succosi ritratti dei vari giocatori, per il settimanale Giornale di Monza, una delle maggiori testate del Gruppo Netweek dell’intera Lombardia, in uscita il martedì per coprire la quasi totalità dei comuni della Provincia di Monza e della Brianza. Con suo grande rammarico, peraltro condiviso da un’infinità di lettori, con l’avvento di Nicola Colombo alla presidenza del club brianzolo, la Volpari fu però costretta a lasciare il lavoro giornalistico, che svolgeva con grande e riconosciuta passione. Motivazione avanzata nella circostanza dalla direzione del settimanale, rifondato nel 2001 sulle ceneri di Monza Sette: incompatibilità tra l’attività redazionale dell’articolista e quella di addetta stampa della società biancorossa. A nulla servirono chiarimenti, propositi e nuove proposte da parte della povera collaboratrice, trovatasi inaspettatamente estromessa dalla carta stampata, proprio negli anni per lei più belli, grazie anche al coinvolgimento diretto del proprio nucleo familiare nella storia del Calcio Monza.

 

(Fine seconda parte) 

 

Enzo Mauri