Silvio Berlusconi, l’uomo che ci regalò la serie A (1a p.)

Riteniamo, senza rischi di smentita, che la maggior parte della gente comune, oltre ai decenni di vicende giudiziarie, con dozzine di processi per reati vari e culminati poi con un’unica condanna definitiva per frode fiscale (nel processo Mediaset, scontata con affidamento ai servizi sociali), conosca abbastanza bene l’affascinante e variegata storia di Silvio Berlusconi, con i suoi grandi successi imprenditoriali, editoriali, immobiliari, politici e sportivi. Questi ultimi derivati, soprattutto, dalle felici acquisizioni del Milan e, successivamente, del Monza. A Milano fu presidente della società rossonera per 31 anni, dal 1986 al 2017, prima della vendita del club ai cinesi del fondo Rossoneri Sport Investiment Lux , vincendo 29 trofei ufficiali, tra i quali 8 scudetti e 5 Coppe dei Campioni/Champions League. Poi, il 28 settembre 2018, Berlusconi acquistò da Nicola Colombo il Monza e lo portò in Serie B dopo ben 19 anni di assenza, al termine della stagione 2019-20 (avendo chiuso al primo posto il girone A di Serie C prima della sospensione del campionato a causa dell’emergenza Covid-19) e successivamente in serie A, al culmine di ben 110 anni d’attesa, nell’annata 2021-22, grazie alla vittoria nella doppia finale playoff contro il Pisa. Ci asteniamo, quindi, dal ripercorrere, in codesta sede, le infinite tappe di vita di questo esplosivo personaggio, nato a Milano il 29 settembre 1936, fondatore del gruppo Fininvest e di Forza Italia, nonché quattro volte Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Il Cavaliere è mancato, sempre nel capoluogo lombardo, presso l’Ospedale San Raffaele, nella mattinata del 12 giugno 2023. Vogliamo invece soffermarci, con questo pezzo, sui tanti ricordi di Silvio Berlusconi patron del Monza, a iniziare dalla sua prima presenza allo stadio Brianteo, il 14 ottobre 2018, per la partita della sesta giornata del girone A del campionato di Serie C Monza-Triestina, terminata con il risultato di 1-1.

 

La prima presenza del “Cavaliere”, da proprietario, per Monza-Triestina allo stadio Brianteo

 

Lo stadio monzese, rimodernato nella struttura, con un impianto d’illuminazione tra i più efficienti in Italia, con le panchine nuove, con i cartelloni pubblicitari a LED, con le strisce dei parcheggi ridisegnate e con la tribuna Vip spostata da sopra a sotto l’ingresso principale, vide, per l’occasione, la presenza, oltre che del ‘fresco’ e celebre proprietario della società biancorossa, quelle del giornalista televisivo Gigi Marzullo (al fianco dell’amico fraterno Adriano Galliani), dell’avvocato Leandro Cantamessa (legale della Fininvest e, da pochi giorni, dell’AC Monza), dell’eurodeputata di Forza Italia Lara Comi, dell’immancabile sindaco di casa Dario Allevi, del procuratore Oscar Damiani, nonché dell’imprenditore, editore e dirigente sportivo Paolo Berlusconi, fratello minore del Cavaliere. In curva Davide Pieri vennero issati significativi striscioni di giubilo da parte dei tifosi brianzoli, con scritte inneggianti al nuovo proprietario e al suo fido scudiero: “Benvenuto Silvio; come Augusto, hai preso una società di solidi mattoni, ora trasformala in marmo!!! Grazie per il sogno…”, “Bentornato a casa Adriano!!!”. Sugli spalti si passò, in un lampo, dai 2.000 spettatori complessivi registrati nel derby contro il Renate a più di 3.200. La partita, dopo decenni di trascuratezza da parte di tutte le televisioni, fu trasmessa in diretta da Sportitalia.  Il Monza contro gli alabardati giocò una buona partita, dimostrando ampiamente di meritare la vittoria, sfuggita, poi, nel finale, più per sfortuna che per demeriti. Due punti rimediati nelle ultime tre giornate di campionato non rappresentarono di certo un bottino per cui andarne fieri, soprattutto per una formazione, come quella brianzola, con velleitarie aspirazioni, soprattutto dopo l’ingresso di Fininvest. Silvio Berlusconi, impegnato per tutta la durata dell’intervallo a farsi fotografare, a firmare autografi e a discutere con i tifosi e con i bimbi del settore giovanile monzese, non mostrò però alcuna preoccupazione, ma riservò alcune dure parole al direttore di gara di Molfetta. Queste le sue prime dichiarazioni dal Brianteo, nell’atto di salire sulla sua Audi 8 nera nell’antistadio, per far ritorno a casa: ‘’ L’arbitro non ha reso possibile la nostra vittoria. Non si danno rigori quando un pallone non indirizzato a rete urta un braccio di un calciatore difendente. Il Monza ha però giocato bene. In molte situazioni, ho visto giocatori che hanno fatto gesti di classe. I miei ragazzi hanno bisogno di raggiungere una consapevolezza di quello che possono fare, di una certa preparazione psicologica. Per questo, un giorno trascorreranno con me alcune ore nella mia università, dove trasmetterò la mia filosofia”.

 

“I rinforzi dovranno essere giocatori giovani, italiani e senza tatuaggi”

 

“Con loro si possono fare buone cose. Poi, naturalmente, dovrò anche cercare dei rinforzi, che dovranno essere giocatori giovani, italiani e non tatuati.’’. Anche prima dell’inizio della partita, al suo arrivo al Brianteo, Silvio Berlusconi si era intrattenuto con i giornalisti presenti: ‘’ Perché sono tornato nel calcio? Il Monza è la squadra di una città importante, conosciuta nel mondo per la Formula 1. La formazione biancorossa, presumibilmente rafforzata, potrà salire dalla Serie C alla ‘B’ e, magari, alla ‘A’. La mia casa è a 8 minuti dallo stadio, dunque mi sento brianzolo di elezione. I monzesi sono quelli che ne sanno una più del diavolo. Credo che anche questo abbia contato nel fare la scelta di gettarmi in questa nuova avventura con una squadra di football. Vorremmo fare una società modello, con vivai per i ragazzi e avere una prima formazione tutta di giovani italiani, ligi a certe regole che il calcio attuale non considera più. Dunque, una squadra di giovani ordinati, che si presentano bene, senza barba, senza tatuaggi e senza orecchini, educati, ben vestiti, che firmino autografi leggibili, leali in campo, corretti e rispettosi dell’arbitro. Spero proprio che il Monza diventi l’esempio per le altre società, per un nuovo corso del calcio italiano”.

 

(Fine prima parte)

 

Enzo Mauri