Silvio Berlusconi, l’uomo che ci regalò la serie A (5a p.)
Il secondo mio incontro con Silvio Berlusconi, questa volta occasionale ma molto ravvicinato ed esclusivo, avvenne a Lugano, il 18 luglio 2019, nove mesi e mezzo dopo l’acquisizione da parte della Fininvest del 100% della Società Sportiva Monza 1912 dalla famiglia Colombo. Allora, dopo aver ceduto il Milan il 13 aprile 2017 all’imprenditore cinese Yonghong Li, il Cavaliere e l’amico Adriano Galliani figuravano tornati attivamente, seppure da poco, nel mondo del calcio. Per il clamoroso ritorno, la gloriosa coppia aveva scelto una squadra appena promossa in Serie C ma già prima in classifica con tre successi nelle prime tre giornate di campionato, ovvero il Monza, che aveva visto, nei suoi anni epici verso la Serie A, proprio Galliani nel ruolo di dirigente e vicepresidente. A Lugano, quella mattina di metà luglio, Silvio Berlusconi si recò in elicottero, partendo dalla sua abitazione, per siglare un contratto di sponsorizzazione con la Casa di moda Philipp Plein, destinata a diventare, per tre anni consecutivi, Fashion Partner del nuovo Calcio Monza. Oggetto dell’accordo: vestire da capo a piedi sia i dirigenti che i giocatori e gli allenatori, con i relativi staff, in tutte le occasioni ufficiali, nei viaggi e nelle trasferte calcistiche. Nella città ticinese, prima d’incontrare il noto e brillante stilista tedesco, il Cavaliere si unì a suo fratello Paolo e ad Adriano Galliani. Philipp Plein, giovane rampante, barba, baffi e capelli tagliati all’ultima moda, tatuaggi a vista e camicia bianca aperta sotto una perfetta giacca blu, fu per l’occasione gentilissimo con tutti i suoi ospiti, in modo particolare con noi giornalisti italiani, fatti arrivare a Lugano con un’apposita navetta, in partenza dal suo negozio in centro a Milano. ‘’ Non è la prima volta che vengo a Lugano – affermò Berlusconi nel corso della conferenza stampa -. Il viaggio è stato straordinario, con un panorama splendido sul lago. Ci si mette meno da Arcore a Lugano che da Arcore a Milano. Penso proprio che qui tornerò presto. Philipp Plein è un marchio giovane e aggressivo, proprio come vogliamo che diventi l’AC Monza. Mi piacerebbe avere una società moderna sotto l’aspetto dirigenziale e manageriale, ma anche combattente in campo, con una squadra di ragazzi per bene, in grado di proporre un calcio piacevole per catturare il pubblico, sia in casa che in trasferta. Ecco, immagino una formazione aggressiva ma corretta, con giocatori capaci di scusarsi con l’avversario in caso di fallo di gioco e che fuori dal campo sappiano trattare tifosi e appassionati con il rispetto che meritano. Il nostro obiettivo è fare del Monza una società diversa dalle altre. E, ovviamente, il nostro traguardo non può che essere quello di portare la squadra biancorossa in Serie A, regalando alla città una prima storica promozione nella massima categoria. Lavoreremo giorno e notte, come sono abituato a fare io, per far sì che questo sogno si realizzi.’’. A proposito di sogni e di lavoro duro, al termine del buffet di Lugano, Silvio Berlusconi fu protagonista involontario di un improvvisato fuori programma proprio con me. Dopo aver salutato Philipp Plein e i suoi stretti collaboratori, mi trovai a scendere le scale della palazzina e a fermarmi nel piazzale sottostante proprio dove era diretto l’ospite illustre. Qui, in attesa dell’arrivo del suo autista che, a bordo della Audi 8 nera, gli avrebbe permesso di raggiungere l’elicottero per far ritorno a casa, d’un tratto il Cavaliere mi rivolse la parola, con la sua solita cordialità.
Svelato davanti alla sede della casa di moda il segreto dei suoi successi
“Gran bella e costruttiva giornata questa di oggi, qui in Svizzera, ma provi a indovinare il segreto, in generale, del mio successo”, mi disse, senza alcun preambolo, ma con un grande sorriso sulle labbra, dandosi da solo anche la risposta, prima che io, con un certo imbarazzo, potessi tentare d’aprir bocca. “Ebbene sì, devo tutto ai sogni! Io ho trascorso una vita a sognare e, con mia grande soddisfazione, posso ora affermare d’aver sempre raggiunto ogni traguardo che mi ero messo in testa. In questo meccanismo, un ruolo determinante l’ha avuto certamente la continuità. Al termine di ogni sogno realizzato, ne avevo infatti già pronto uno nuovo da portare avanti e da concretizzare. Con la fiducia, unita al gran lavoro, ho nutrito ogni volta la certezza di potercela fare e così è stato. Ma solo io so quanto ho faticato, fin da giovane, lavorando mattina e sera, sabati, domeniche e feste comandate, alcune volte persino a Natale”. Mentre un amico fotografo mi scattava una foto al suo fianco, riuscii solo a fargli una specie di supplica: “Considerando i suoi immensi e indiscussi poteri che io, umilmente e complimentandomi, non posso che ammirare, mi sento di spronarla per un nuovo sogno, quello di portare il Monza per la prima volta nella sua storia in Serie A.’’. Berlusconi sorrise, mi salutò molto cordialmente, stringendomi la mano e mi rassicurò, come solo lui sapeva fare.
Fine quinta parte
Enzo Mauri