Un campanello d’allarme, ma non allarmismi…

Rieccoci con gli ultimi sviluppi dei nostri beniamini. L’ultimo turno, non giriamoci intorno, è andato malissimo: tutte hanno vinto e noi abbiamo perso. Leggendo però l’umore dei tifosi sui social, che sembrano più o meno Nerone che canta con la lira mentre Roma brucia, pare sia andato storto qualcosa di più di un turno di campionato. Torniamo però a dove ci eravamo lasciati, e cioè dopo la partita di Padova. Da quella gara fino a oggi abbiamo raccolto tredici punti su quindici a disposizione, con un’impermeabilità difensiva pressoché perfetta e una squadra in netta crescita. Anche dal punto di vista dello sviluppo offensivo ci è parso che la squadra abbia ampliato il bagaglio.

 

L’espulsione di Carboni, la svolta fatale

 

E poi… ecco la gara con lo Spezia. Al “Picco” siamo partiti a mille: eravamo in cima e poi ci siamo lanciati giù senza corda di protezione. È stato un crescendo calante (scusate l’ossimoro). I gol subiti dopo i rimpalli, l’espulsione, il gol incassato subito dopo il rosso: insomma, tutto nel peggiore dei modi. Il responsabile? Bianco? Non ce la sentiamo di dirlo. Era stata coraggiosa la mossa di mettere ancora le due punte, fidandosi che la squadra reggesse questo gioco dispendioso per due volte in tre giorni. Una scelta anche criticabile, francamente. Però aveva ragione lui: subito sopra di due, poi il gol casuale (anche se da destra crossavano davvero troppo) e l’espulsione. Non ha gestito l’inferiorità numerica nel migliore dei modi, probabilmente, ma forse è meglio giudicare un allenatore quando si gioca undici contro undici. Semmai il problema è riconoscere subito i giocatori che gestiscono male il fatto di giocare con il peso di un’ammonizione e sostituirli immediatamente. Anche perché manca davvero poco e non possiamo più permetterci queste leggerezze.

 

Nessun alibi (ma certi arbitri…)

 

Una cosa sugli arbitri, però, permetteteci di dirla. La classica “fase di studio” che gli arbitri si prendono per evitare qualche ammonizione non troppo netta con noi non se la concedono mai; con gli avversari, invece, sempre. Queste cose possono pesare, ma dobbiamo cercare di non cadere in queste simil-trappole. Non abbattiamoci: se fossimo Palermo o Frosinone oggi staremmo esultando. E indovinate un po’? Siamo ancora sopra noi, e con gli scontri diretti a favore. Quindi, animo. Ora il lavoro più faticoso per Bianco in settimana sarà soprattutto ricostruire il morale. Assolto quel compito, la partita la giocheremo come si conviene, con l’attenzione e il rispetto che si devono a un’avversaria diretta. Siamo sempre i primi a criticare l’allenatore, ma a questo giro non ci sembra che se lo meriti.

 

Francesco Aloise

 

(Foto AC Monza – La rete di Cutrone)