Le recriminazioni non nascondono le colpe

Quinta sconfitta su otto partite, quattro k.o. in cinque trasferte, dove abbiamo sempre subito almeno tre gol. Cifre impietose, ma specchio fedele di una situazione che inchioda il Monza a una realtà inoppugnabile. La nettissima vittoria sul Cagliari, dopo il 2-3 patito a Torino, sembra solo uno squarcio di sole nella tempesta: se qui non si cambia decisamente rotta, saranno dolori! Certo, si può anche recriminare su alcuni singoli episodi, il rigore non dato su Mangas, lo stesso Mangas che va un passo dal 2-2 e ci vuole tutta la bravura del portiere granata Perri per evitare alla sua squadra la seconda capitolazione. Resta però il fatto che, a mio avviso, il Monza ha perso la partita ben al di là di questi episodi. L’ha persa soprattutto nella zona che equivale ai polmoni per il corpo umano: il centrocampo. E non è la prima volta. È mancato il fosforo, lo spirito di sacrificio, la cattiveria (agonistica) nei contrasti; il Torino è stato libero di impostare ogni azione a proprio piacimento, senza una vera opposizione. Vero che il primo gol granata è stato un gentile “omaggio” di Foe Ondoa (se perdi palla ingenuamente in quella zona di campo, otto volte su dieci paghi carissimo l’errore…), ma è altrettanto vero che anche il gol di Varela è stato propiziato da un madornale “crack” del difensore torinista Comuzzo.

 

Serve l’esperienza di Pessina e Cutrone

 

Sull’1-1 è cominciata un’altra partita, ma non per il Monza; il Torino si è trasformato, ha preso possesso di ogni zona del campo, ha aggredito, creato e capitalizzato, e dobbiamo ringraziare Tornqvist se le reti subite sono state soltanto tre. Il 2-3 finale è solo un dettaglio numerico che non inficia il divario tra le due squadre visto ieri sera. Nemmeno due mesi fa il Monza aveva vinto, in Coppa Italia, allo stadio Grande Torino: sembra passato un secolo. Chissà se col ritorno di Pessina (e con maggior considerazione di Juric per Colpani e Cutrone…), cambierà qualcosa. E, perché no, facendo un pensierino a qualche “svincolato” che farebbe molto comodo a questa squadra bellina ma leggerina. Intanto, prima della nuova sosta, abbiamo un trittico di partite super impegnative: Napoli in casa, Bologna in trasferta e poi Atalanta al “Brianteo”. La salvezza sarà pane duro da guadagnare, su questo ormai non vi sono dubbi (ammesso che ne fossero stati…): per raggiungerla occorrerà calarsi nella piena consapevolezza di ciò. Mister Juric, il tempo degli esperimenti è finito: questo Monza deve finalmente riporre il fioretto e impugnare la spada, la serie A è piena di treni che passano una volta sola.

 

Gianni Santoro