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Io, Giancarlo Besana e Sandro Mazzola dallo stesso parrucchiere a Monza

Il mio primo incontro con l’indimenticabile amico e collega Giancarlo Besana avvenne nel lontano 1973, da un parrucchiere, a Monza, in via Felice Cavallotti, quasi all’angolo con via Volturno. Entrambi eravamo stati indirizzati lì da Giancarlo Pozzi, allora vulcanico direttore del settimanale Regione Express, cronista di tutte le partite del Monza, prima per il Guerin Sportivo e, quindi, per la sua ‘creatura’
giornalistica locale. Scopo della nostra presenza dall’estroso barbiere: usufruire di una strana ed originale convenzione pubblicitaria avviata proprio da questo poliedrico giornalista professionista con il titolare del negozio. L’accordo prevedeva il taglio gratuito dei capelli a lui ed agli amici collaboratori della stampa di casa, come supplemento alla  modesta cifra concordata in cambio di spazi di advertising e redazionali sul
suo giornale.

 

Tra i clienti del coiffeur Gaetano, scomparso pochi anni fa, vi era, allora, pure Sandro Mazzola, popolare centrocampista offensivo dell’Inter, campione d’Europa nel 1968 e vicecampione del mondo nel 1970 con la nazionale italiana. Ricordo che, onde evitare il possibile assalto degli sportivi brianzoli ed, in particolare, dei tifosi nerazzurri in transito nella zona durante il servizio, il campione veniva, immancabilmente, fatto
accomodare nella saletta retrostante, seduto con la classica mantella bianca legata al collo, dietro agli specchi e lontano da sguardi indiscreti.
Solo, eccezionalmente, a me ed al ‘Gianca’, l’estroso Gaetano, in caso di nostra presenza in concomitanza con quella del giocatore, cosa capitata un paio di volte, consentiva l’accesso nel piccolissimo locale di retro bottega per un saluto lampo al grande Sandro Mazzola, sostenendo che la stampa locale doveva avere questo onore.

 

La ravvicinata conoscenza di Sandro Mazzola, sempre molto schivo e riservato con tutti e l’amicizia con Giancarlo Besana era nata proprio quel lontano pomeriggio del 1973 durante un taglio di capelli e proseguita, con sempre maggior vigore, nel corso di intensi e piacevoli decenni. Io avevo iniziato a scrivere da pochi mesi, proprio per Regione Express ed il ‘Gianca’, già  apprezzato cronista, volle conoscermi personalmente, avendo letto con interesse uno dei miei primi articoli sul Monza. Mi incoraggiò, così, a proseguire nella carriera giornalistica con grinta, determinazione e fantasia, esattamente tre delle sue principali doti. Finimmo, poi, dopo alcuni anni, per ritrovarci insieme a collaborare per L’Eco di Monza e della Brianza, sotto la guida del bravo ed originale direttore Brizio Pignacca, lui scrivendo, seppure saltuariamente, del Calcio Monza, io delle epiche imprese di Vittorio Brambilla, delle gare motoristiche in Autodromo e dei risultati conseguiti sulla pista di via Boccaccio dall’Hockey Club Monza.

 

Lo ‘Zio Bes’, nato il 29 novembre 1943, per una vita, correttore di bozze al Corriere della Sera e, in qualche occasione, de La Gazzetta dello Sport (una volta, senza paura di essere irriverente, corresse alcuni errori madornali in un articolo di prima pagina persino al direttore Candido Cannavò), ci ha, poi, tristemente lasciato il 26 marzo 2020, nel momento più intenso della maledetta pandemia, dopo una lunga e pesante malattia. A causa dell’isolamento in corso e del rischio contagio, non fu possibile neppure salutarlo per l’ultima volta con il dovuto funerale. Restarono solo, a distanza di chilometri da lui, le tante lacrime versate, oltre che dai colleghi più intimi e dai tanti amici di una vita, dalla moglie Maddalena, sposata nel 1975, dopo un lungo fidanzamento iniziato all’età di 18 anni, dal figlio quarantasettenne Andrea, professionista nel settore tecnico a Lanzarote, nel suggestivo scenario delle Isole Canarie e dalla figlia quarantenne Martina, veterinaria, impegnata, in Toscana, nella gestione di un’azienda agricola, con allevamento di cavalli. Giancarlo Besana, come naturalmente anch’io e tutti gli amanti del calcio, stimava molto Sandro Mazzola, per il quale faceva un tifo incredibile, soprattutto quando giocava con la maglia dell’Inter e non perdeva mai occasione per manifestargli il suo apprezzamento, in modo particolare e simpatico, quando gli capitava
di incontrarlo nel negozio del buon Gaetano a Monza, nascosto nel retro bottega.

 

Ieri, nelle ore della brillante vittoria interna del Monza, la prima del secondo approdo in Serie A, nello stesso 18 settembre del primo successo in assoluto dei biancorossi, quattro anni fa, nella massima categoria  contro la Juventus, ci ha lasciati, all’età di 83 anni, dopo una lunga malattia, anche Sandro Mazzola, leggendario numero 10, ‘bandiera’ dell’Inter e pilastro della Nazionale italiana del secolo scorso. Nato a Cassano d’Adda nel 1942, il grande giocatore era il figlio di Valentino Mazzola, il capitano e simbolo del ‘Grande Torino’ scomparso tragicamente nella tragedia di Superga nel 1949. Dal suo debutto, nel 1960, fino al ritiro nel 1977, il quasi cittadino monzese acquisito (abitazione a Vedano al Lambro, a poche centinaia di metri dal confine con la nostra città), collezionò 565 presenze e 160 gol, diventando il
campione assoluto della ‘Grande Inter’ del ‘mago’ Helenio Herrera.  Nel 1964 a Vienna, nella finale di Coppa dei Campioni, con una straordinaria ‘doppietta’ mise in ginocchio il Real Madrid di Ferenc Puskás e Alfredo Di Stéfano. Nel 1971, arrivò, poi, ad un passo dal massimo riconoscimento calcistico individuale, classificandosi secondo nell’ambitissimo riconoscimento del ‘Pallone d’Oro’, dietro solo al mitico Johan Cruijff. Con la maglia della Nazionale, indossata in gara 70 volte segnando 22 reti, Mazzola è stato tra i protagonisti del trionfo azzurro ai Campioni d’Europa del 1968. Leggendaria e tanto discussa anche la indimenticabile ‘staffetta’ con Gianni Rivera ai Campionati Mondiali di Messico 1970, fino alla storica finale persa contro il Brasile di Pelé. Dopo il ritiro, di lui si ricordano, le interessanti
esperienze, sempre in ambito calcistico, ma a livello dirigenziale, con la sua amata Inter, con il Genoa e con il Torino, sino al 2003. Riposa in pace, ora, grande campione!

 

Enzo Mauri