L’attaccante che rifiutò il Monza per dedicarsi alla ginnastica artistica
Un interessante libro di sport è arrivato, dopo l’estate, ad accompagnare le letture degli appassionati brianzoli di calcio, di ginnastica artistica, con particolare riferimento alle discipline degli Anelli, del Cavallo, delle Parallele, della Sbarra e del Corpo libero, nonché di tennis. ‘Il piccolo gigante’ è il titolo di questa nuova pubblicazione di 137 pagine, scritta dalla lissonese Eliana Porro, figlia del protagonista di una fantastica storia agonistica fatta di passione, tenacia, sacrifici e risultati di grande rilievo, iniziata negli anni Trenta e proseguita stoicamente fino alla fine del secolo scorso. Ultimo di 11 figli, orfano del padre all’età di 4 anni, Mario Porro, nato a Lissone nel 1916, attratto dallo sport dai primi anni di vita, appena cresciuto ed abbandonato l’oratorio, andò a lavorare come apprendista da uno zio, in una piccola impresa artigiana, dedicando il tempo libero della sera agli allenamenti in palestra, fino ad approdare nel mondo del calcio.
La Pro Lissone il primo grande amore
Ottenuto a Milano, sul campo Giuriati, in una breve gara di velocità, il ‘brevetto atletico’ per poter praticare questa disciplina, il giovane Porro trovò spazio nella Società Sportiva Dilettantistica Pro Lissone, fondata nel 1901 dal monzese Davide Pessina, come gruppo di ginnastica, in attesa della costituzione della sezione calcio cinque anni dopo, con affiliazione alla FIGC nel 1910, partendo dal campionato di Terza Categoria, per arrivare ad essere ammessa nel torneo 1929/1930 in Prima Divisione, l’equivalente della Serie C odierna. Nella stagione 1934/1935 la FIGC decise di creare la Serie C: si sarebbero qualificate al primo campionato di ‘C’ le prime sei classificate di ogni girone di Prima Divisione mentre le altre sarebbero state retrocesse in Prima Divisione regionale. La Pro Lissone andò incontro a difficoltà economiche e dovette, in occasione della partita interna con il Fanfulla, rinunciare alla gara, non avendo soldi per pagare ai lodigiani l’indennizzo federale per la trasferta. Le ripercussioni furono molto gravi: l’intero Consiglio Direttivo fu commissariato ed, in mancanza di fondi sufficienti, il nuovo Commissario non fu in grado di fare fronte ai costi per la partecipazione alla stagione successiva e, quindi, dovette iscrivere la squadra ai campionati regionali lombardi. Porro riuscì, nel frangente, a farsi prendere a Monza dall’Associazione Sportiva Dilettantistica La Dominante, sorta pochi anni prima, il 24 giugno 1929, nella giornata di San Giovanni, il patrono cittadino, in un bar dell’antica Piazza del Mercato, oggi Piazza Trento e Trieste, per opera di un gruppo di appassionati di calcio e di cappellai locali ed impegnata nei suoi incontri interni sul campo del San Gregorio di via Ghilini. Compenso per il volenteroso giocatore: cinque lire a partita!
L’allettante proposta del Monza Fbc, nato l’1 settembre 1912
Mario Porro, attaccante piccolo ma veloce, abile a destreggiarsi sulla fascia destra del campo e nel tirare in porta, ben presto finì per attirare l’attenzione di alcuni osservatori. Così, nel 1935, arrivò l’allettante proposta del Monza Fbc, gruppo nato il 1° settembre 1912 dalla fusione di due società cittadine, la Pro Monza e la Pro Italia, con sede presso il Caffè Pasticceria Roma situato nella piazza omonima e terreno di gioco il ‘Fuori porta’ di Triante. Il club era presieduto da Giuseppe Viganò, nominato dal ‘fascio’ monzese e guidato dalla panchina da Leopoldo Conti, subentrato ad una commissione tecnica, in attività per cinque anni dopo l’uscita dell’allenatore Ettore Reynandt. La squadra era stata ammessa da poco a disputare il nuovo campionato di Serie C nazionale ed aveva bisogno di rinforzi. Sembra che sul minuto Porro, particolarmente magro e solo un metro e sessantacinque centimetri d’altezza, avesse messo gli occhi anche una società di Serie B. Una buona carriera calcistica ed introiti adeguati sembravano spalancarsi per il bravo lissonese, quando, sorprendentemente, arrivò la sua inaspettata decisione di chiudere ogni porta sul mondo del football per dedicarsi anima e corpo alla ginnastica artistica, sua primaria passione, del resto mai abbandonata. Per la serie ‘al cuor non si comanda’ … Il ‘piccolo gigante’, soprannome attribuitogli da un giornalista dell’epoca, proseguì con duri allenamenti nella palestra della Pro Lissone, nonché partecipando ad impegnative manifestazioni sportive ed a diverse ‘Accademie’, gare a squadre fra società dai nomi prestigiosi, quali Forti e Liberi, Robur et Virtus e Pro Patria.
Il titolo italiano e la convocazione alla selezione preolimpica
Grazie alla presenza a questi stimolanti concorsi, Porro crebbe a vista d’occhio, tanto da collezionare numerosi successi, un titolo italiano e la convocazione alla selezione preolimpica. A Bruxelles, nel 1935, con replica due anni dopo a Parigi, alla presenza di centinaia di società rappresentate e migliaia di ginnasti in gara, il versatile lissonese, forte nel Corpo libero e nelle altre specialità della ginnastica artistica, si esibì davanti al re del Belgio, ottenendo un lusinghiero piazzamento con la sua squadra (sesta, su più di 500 gruppi partecipanti), che, poi, al ritorno, sfilò festosamente per le vie di Lissone. Con l’annullamento dei Giochi del ’40 e del ’44, a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, l’occasione del giovane Porro di partecipare alle Olimpiadi svanì: chiamato alle armi, partì per l’Africa con la Divisione Brescia. La successiva edizione delle Olimpiadi fu organizzata solo nel 1948, in una Londra segnata dal conflitto. L’anno prima, Mario, ritornato a casa e sposatosi, era stato convocato nella selezione preolimpica con una ventina di altri atleti, ma i nuovi impegni famigliari e lavorativi misero fine alla possibile avventura a cinque cerchi. Considerato a ragione uno dei più forti ginnasti a livello nazionale sotto i colori della Pro Lissone, il non più giovane Mario passò, con altrettanto ottimi risultati, all’insegnamento ed all’allenamento dei giovani presso la società di casa, poi la ‘Cesare da Sesto’ di Sesto San Giovanni e, infine, la ‘Robur et Virtus’ di Villasanta, sempre con il ruolo di istruttore e caposquadra.
La conclusione di questa affascinante storia di sport è riservata al tennis, la disciplina scelta da papà Mario, assecondato inizialmente dal figlio Corrado, classe 1949, per anni giocatore del Circolo Tennis Monza, vincitore nel 1967 dei campionati monzesi e, nel 1982, vicecampione italiano in Coppa Italia, campionato nazionale per giocatori ‘non classificati’. Ad arricchire il palmares della famiglia Porro, contribuirono anche le sue sorelle Patrizia ed Eliana. La prima, classe 1955, vincitrice, nel 1970, dei ‘Giochi della Gioventù’ di Monza. L’altra, classe 1962, campionessa lombarda under 14 nel 1976 e italiana under 16 a squadre con il Tennis Club Milano ‘A. Bonacossa’, poi vicecampionessa taliana a squadre di Serie B con la società Tennis Como nel 1985. Diventata maestra di tennis, la brillante lissonese, dal 1992 al 2008, è stata responsabile della scuola del Tennis Club Isola d’Elba di Portoferraio. Mario Porro, instancabile, praticò questo sport fino a 80 anni. Nel 1977, all’età di 61 anni, vinse il primo Campionato Lissonese di ‘doppio’ con il figlio Corrado, protagonista di spettacolari partite presso i campi del Circolo Tennis Monza anche con l’ex ala del Napoli, della Juventus, del Milan e della Lazio negli anni Settanta ed Ottanta Oscar Damiani, attuale procuratore sportivo tra i più conosciuti nel mondo del calcio. Ricordiamo che suo figlio, Oscar Damiani Jr., ha giocato come centrocampista/difensore nel Monza, nei primi anni 2000, collezionando presenze in Serie C1 tra il 2001 e il 2003 e indossando spesso la maglia con il numero 7 in onore del padre, prima di intraprendere, a sua volta, la carriera di agente e mediatore di mercato internazionale.
Enzo Mauri