Mazzo: ai vertici societari prima con Colombo, poi con Galliani e Berlusconi (3a parte)

Sabato 14 giugno 2025, in occasione della festa al ‘Sada’ per il 55° anno dalla fondazione, la Fiammamonza, ha ufficialmente comunicato l’aggiunta nel proprio organigramma di tre squadre dell’AC Monza: Eccellenza (appena promossa in quella che si può considerare la quarta serie del calcio femminile), Under 15 e Under 17.

 

La proposta, subito accettata da Natalina Ceraso Levati, si basava sulla cessione da parte della società biancorossa del proprio settore ‘in gonnella’ di competenza, in base alle norme federali, con l’assunzione dalla sede del Monzello degli oneri di gestione per la partecipazione ai campionati ed ai tornei ufficiali.

Con questa importante acquisizione, la Fiammamonza, sempre in gemellaggio con la Juvenilia di Roberto Mazzo, puntualmente presente nel confermare anche per il futuro il sostegno al club femminile monzese, ha raggiunto la considerevole quota di 11 formazioni in attività, con 140 giocatrici tesserate. La società di via Silvio Pellico, con dignitose annate agonistiche, valorizzò tanti giovani, molti dei quali, dopo un rigoroso svezzamento, passati ad importanti club nazionali.

 

Daniele Massaro e la sua carriera partita dalla Juvenilia e dalle giovanili del Monza

 

Daniele Massaro, nato a Monza il 23 maggio 1961, vincitore di 4 campionati in Italia con il Milan, di uno in Giappone, con il Shimizu S.Pulse nel 1996, di 3 Super Coppa Italiana, di 2 Coppa dei Campioni/Champions League, di 3 Super Coppa Europea e di 2 Coppa Intercontinentale, sempre  con la maglia rossonera, nonché campione del mondo con la nazionale italiana nel 1982 in Spagna, pur senza mai scendere in campo, e vicecampione iridato nel 1994 negli Stati Uniti da protagonista, iniziò la sua prestigiosa carriera proprio alla Juvenilia.

 

Qui giocò dal 1967 al 1974, prima di passare alle ‘giovanili’ del Monza per le stagioni dal 1974 al 1979 ed in prima squadra, in Serie B, dal 1979 al 1981, da dove spiccò il volo per la ‘A’, voluto dalla Fiorentina, insieme al compagno biancorosso Paolo Monelli, di un anno e 8 mesi più giovane di lui.

Roberto Mazzo, già da un anno presente nel Consiglio di Amministrazione della S.S.D. Monza 1912, acquistò, nel 2017, il 5% del capitale di questa società, subentrando, insieme a Matteo Sala, a due personaggi dell’U.S. 1913 Seregno Calcio, l’ex vicepresidente Carmine Castella e l’ex team manager Matteo Fraschini, quest’ultimo uomo di spicco del Comitato Cuori Biancorossi, entità non giuridica.

Entrambi si erano decisi a rinunciare alle loro quote, rispettivamente del 15 e 2 %, per acquisire dall’imprenditore Paolo Leonardo Di Nunno la proprietà del sodalizio azzurro brianzolo. Carmine Castella, titolare di un’azienda di Perticato operante nel settore della climatizzazione, ex comproprietario e dirigente del Calcio Lecco 1912, nonché padre di Michelangelo, difensore degli Allievi Nazionali del Monza Brianza 1912, in prestito dal Como e zio di Daniele Grandi, attaccante della prima squadra biancorossa, svincolatosi dopo il fallimento, era ai tempi il principale socio di minoranza di Colombo.

Con questa operazione, le quote della Discanto S.r.l., holding di proprietà di Nicola e del padre Felice, raggiunsero, così, il 95% del capitale sociale, con il restante 5% lasciato proprio nelle mani di Roberto Mazzo.

Colombo senior, classe 1937, noto imprenditore di Bellusco nel ramo dei sanitari e dell’acciaieria, ora proprietario di alcuni circoli di golf in Brianza, abile frequentatore dei green con le mazze, appassionato di auto sportive, con Porsche e Maserati nella sua prestigiosa collezione, diventò famoso, anche in campo sportivo,con la presidenza del Milan, ruolo ricoperto dal 1970 al 1980.

 

Felice Colombo, il Milan, lo scudetto della Stella, la retrocessione in serie B e la squalifica a vita.

 

Con l’ingaggio del tecnico Nils Liedholm, scelto espressamente da lui, la squadra rossonera vinse lo ‘scudetto della stella’, nel campionato 1978/1979, ma, subito dopo, nel 1980, conobbe la retrocessione d’ufficio in Serie B, la prima della sua storia, a seguito dello scandalo del ‘Totonero’, meglio conosciuto come ‘Calcioscommesse’.

 

Lo stesso presidente rossonero, consigliere e vicepresidente dell’AC Monza a metà degli anni Settanta e sponsor a cavallo tra gli Ottanta e Novanta con i marchi Philco e Zincol, vittima più di ingenuità che di personale propensione al dolo, venne drasticamente squalificato a vita da cariche sportive. Dopo la radiazione, pur rimanendo l’azionista di maggioranza del Milan,non poté più ricoprirne cariche ufficiali.

Nell’ottobre 1980 lasciò, quindi, la presidenza rossonera al parlamentare Gaetano Morazzoni, considerato in sostanza come un prestanome, in attesa della vera cessione della società, avvenuta, poi, nel 1982, a Giuseppe Farina, ex presidente del Lanerossi Vicenza.

 

Enzo Mauri
(Fine terza parte)