Beccalossi

Beccalossi: tecnica e sregolatezza (4a parte)

Esiste un altro aspetto della relazione Beccalossi-Monza, che forse pochi ricordano. Nel 2012, l’anno dei festeggiamenti per il centenario della società biancorossa, Evaristo Beccalossi fu vicinissimo al ritorno nel capoluogo brianteo, questa volta con un ipotetico ruolo di direttore generale o incarico simile.

 

Il ‘Becca’ lanciato all’acquisto della società brianzola

 

Lui, ad un certo punto, era diventato l’uomo di riferimento per un gruppo di industriali bresciani interessato all’acquisto della società posseduta dalla holding PaSport, con amministratore unico Maurizio Carlo Prada e con un Comitato tecnico formato dai calciatori Giuseppe Bergomi, Marco Ferrante e Clarence Seedorf, socio di maggioranza. La squadra brianzola, allenata da Antonino Asta, dopo due retrocessioni consecutive si trovava in Lega Pro Seconda Divisione, costretta a partire con sei punti di penalizzazioni, dopo le note vicende giudiziarie e ‘Il Professore’, come gli sportivi chiamavano l’ex centrocampista olandese, cercava disperatamente di liberarsene o, quanto meno, di trovare qualche facoltoso personaggio intenzionato a dare una mano allo sfiduciato gruppo, proseguendo nell’avventura. Il ‘Becca’, forte dei capitali messi a disposizione dai suoi amici concittadini e smanioso di poter ottenere una ‘poltrona’ di tutto rispetto in società, una
volta avviata positivamente la trattativa, si fece avanti con delle allettanti offerte e con interessanti progetti mirati alla valorizzazione dei giovani.

 

Per colpa di tre inaffidabili ‘uomini d’affari’ svanito il suo sogno biancorosso

 

Proprio quando tutto sembrava giocare a favore dell’accordo, con firme ormai vicine, improvvisamente spuntarono all’orizzonte altri soggetti della zona, propensi –  almeno a parole – a subentrare al vertice e la ‘pista’ Beccalossi svanì così nel nulla. Tre uomini d’affari, compreso un proprietario di un’officina meccanica, promisero nella fattispecie a Seedorf mari e monti. Poi, al momento di mettere nero su bianco, come nelle migliori commedie di Totò e Peppino, davanti al notaio non si presentò nessuno dei presunti acquirenti. A questo punto, all’ex rossonero non restò che cedere la società all’amico imprenditore anglo-brasiliano Anthony Armstrong Emery, incontrato a Copacabana la sera di Capodanno del 2013.

Dopo cinque mesi di trattative serrate, il proprietario della EcoHouse Group, l’azienda di ingegneria civile più importante del nord del Brasile con 1.500 dipendenti, divenne quindi presidente del Monza, effettuando l’operazione tramite la società Lucky Seven, appositamente creata e chiamata così in riferimento alle sette reti rifilate dalla formazione biancorossa al Fano nella prima partita della nuova era.

Le vicende calcistiche ed extra calcistiche di questo folcloristico uomo, alto quasi due metri, con una corporatura da combattente di lotta greco-romana, amante della birra e della tavola abbondante, presentatosi in Brianza, la prima volta, al volante di una fiammante Ferrari presa a noleggio, sono ormai di dominio pubblico e passate tristemente alla storia del nostro glorioso club.

 

Enzo Mauri