Beccalossi: tecnica e sregolatezza (3a parte)
Dopo la parentesi brianzola, Evaristo Beccalossi tornò a Brescia, dove giocò p er due stagioni, la prima in A conclusa con la retrocessione della compagine biancazzurra, rimediata proprio all’ultimo turno e la seconda in B, certificata da un poco entusiasmante ottavo posto finale. Il poliedrico giocatore mise, quindi, la parola fine alla sua carriera da professionista, schierandosi, sempre tra i ‘cadetti’, con il Barletta, in lotta per non retrocedere e contribuendo qui all’ottenimento dell’agognata salvezza. Ingaggiato nel 1989 dal Pordenone, nel campionato Interregionale, non gli riuscì, però, di ripetere quest’ultima impresa, dovendosi destreggiarsi sempre a fondo classifica, fino alla retrocessione nel torneo di Promozione, prima di accasarsi, ancora tra i dilettanti, al Breno, per chiudere definitivamente lì la sua storia con il calcio giocato. Di rilievo il suo palmarès: 249 presenze con 30 reti in serie A, 159 gettoni e 23 volte a segno nel campionato ‘cadetto’, 3 partenze da titolare con la Nazionale Under 21 e 4 con l’Italia olimpica, dove mise a segno anche un gol.
A Monza per una stagione da dimenticare
A Monza , la eccessiva fragilità fisica, le squalifiche e la sempre più evidente lentezza del suo gioco a centrocampo non gli permisero di esprimersi al meglio, come le precedenti e convincenti prestazioni con la maglia nerazzurra avrebbero fatto sperare. Nonostante questo, il popolo biancorosso cercò sempre d’aiutarlo con grandi incitamenti, cercando di giustificare certi suoi atteggiamenti a volte poco combattivi e perdonandogli spesso un impegno a dir poco approssimativo per la gara. Il rispetto per il grande giocatore in questione, non mancò mai, al di là di qualche commento negativo e di alcune garbate critiche specifiche. Anche la separazione, dopo pochi mesi di appartenenza al club brianzolo e con la formazione di casa finita ingloriosamente in Serie C, non fu per nulla polemica e traumatica. Beccalossi, a parte il fascino del nome, non lasciò un felice ricordo in Brianza, ma i tifosi biancorossi, rivivendo con la mente soprattutto i suoi trascorsi da spettacolare giocatore dell’Inter, lo salutarono senza particolari rancori.
A dimostrazione dei buoni rapporti sempre in essere tra l’ex centrocampista bresciano e l’ambiente brianzolo, il 29 gennaio scorso, in occasione dell’evento ‘Monza Glorie’ al ‘Villa Reale Lounge’ dell’U-Power Stadium, Adriano Galliani lo ha voluto tra gli invitati per celebrare, tutti insieme, i giocatori e gli allenatori che fecero parte dell’AC Monza nei gloriosi anni Sessanta, Settanta ed Ottanta. Così il ‘Becca’, tra un piatto e l’altro, non trascurando allegri brindisi, ha potuto intrattenersi con i vari Torresin, Papais, Spollon, Saini, Bolis e Casiraghi, tutti suoi compagni in quella sfortunata stagione 1985/’86, l’ultima dell’ex vicepresidente vicario ed amministratore delegato biancorosso, come vicepresidente al fianco di Valentino Giambelli, prima di passare al Milan.
Enzo Mauri