Galbiati

Gaetano Galbiati: un grande Carabiniere con il cuore biancorosso (1a parte)

Classe 1954, nato a Capua, con origini lecchesi (da qui il cognome non proprio partenopeo, derivato dal bisnonno Ferdinando di Oggiono, che aveva fatto parte della storica spedizione garibaldina), il maresciallo dei carabinieri, da parecchi anni in congedo, Gaetano Galbiati, ex
paracadutista della Folgore, con all’attivo ben cinque missioni di pace nel mondo (era anche a Nassiriya, in quel maledetto 12 novembre 2003, dove il contingente italiano fu massacrato da un attacco terroristico, al quale lui scampò per miracolo) ed una quarantina tra encomi, riconoscimenti e decorazioni, a Monza, dove arrivò diciassettenne, è, ancora oggi, conosciuto e benvoluto da tutti. Un volto noto ai cittadini comuni, ma anche ai tanti appassionati di calcio, soprattutto per averlo visto, a bordo campo, prima al ‘Sada’ e poi al ‘Brianteo’, dove per anni, nelle vicinanze della panchina biancorossa, con indosso la classica divisa d’ordinanza, ha seguito ogni partita del Monza.

 

Andato gloriosamente in congedo, Gaetano Galbiati, ormai da alcuni decenni, è approdato alla società calcistica femminile Fiammamonza, ricoprendo tutte le cariche, da direttore generale a presidente, da preparatore dei portieri, attività iniziata con il compianto mister Fabrizio Levati, a segretario generale tuttofare, addetto pure ad aprire e chiudere ogni giorno gli ingressi del vecchio ‘Sada’, dove ha sede il gruppo e giocano le ragazze. A lui va anche il merito d’aver tenuto in piedi la società, con gli amici Pietro Mazzo (mancato il 17 giugno 2024, all’età di 94 anni e rimpiazzato al timone, dopo un non lungo periodo, dal figlio Roberto, ex giocatore e presidente della Juvenilia, titolare dell’azienda di famiglia Miflex 2 di Villasanta ed ex Consigliere d’Amministrazione del Calcio Monza) e Beppe Zandona’ (quest’ultimo ex giocatore biancorosso), quando, diversi anni fa, il fallimento sembrava inevitabile. Questo, dopo anni gloriosi di Serie A e di ‘B’, coronati da uno scudetto tricolore nella stagione 2005/2006 e da una Supercoppa Italiana l’anno successivo. Pietro Mazzo era stato anche presidente dell’Unione Società Sportive Monzesi e dell’Associazione Sportiva Amici dell’Autodromo e del Parco e creatore, con l’amico Bruno Citterio ed altri appassionati, del Festival dello Sport. Questa manifestazione, dal 1976, ogni anno, raduna in Autodromo tantissimi atleti delle discipline più disparate, in rappresentanza delle varie società brianzole, per una grande parata all’insegna dello sport puro, arricchita dalla presenza di auto e moto storiche e di popolari personaggi (nel 1998, partecipò anche il povero Marco Pantani, reduce dalla vittoria al Giro d’Italia).

 

Il primo incontro con Berlusconi per Monza – Palermo, finale di Coppa Italia

 

Gaetano Galbiati aveva conosciuto bene Silvio Berlusconi negli anni Ottanta e, più precisamente, gli aveva stretto per la prima volta la mano l’ 11 giugno 1988, giorno della gara di ritorno della Finale della sedicesima edizione della Coppa Italia di Serie C Monza-Palermo (la partita d’andata si era chiusa con il risultato di 0-0) e vinta dai padroni di casa 2-1 (reti di Bolis, Casale e Mancuso), sotto la direzione dell’arbitro Ceccarini di Livorno. Al termine del match, fu proprio il maresciallo dei carabinieri, con una lunga carriera alla Radiomobile di Monza, a scortare il presidente della Fininvest e del Milan fino alla sua abitazione, la Villa San Martino di Arcore. Poi, a seguire, ci furono, con lui, una serie di incontri casuali in Brianza, in occasione di eventi ufficiali dell’importante uomo politico e grande sportivo, nonché, nei momenti di pausa dei meeting, molte simpatiche chiacchierate, a tema calcistico. Un giorno, Galbiati ricevette, persino, l’invito, subito accettato, di assistere a Milanello agli allenamenti del Milan, in compagnia sua e dell’Amministratore Delegato Adriano Galliani, con partenza in elicottero dalla residenza arcorese.

 

Mozzarella di bufala per mamma Rosa e la penna stilografica per Silvio

 

L’intraprendente Gaetano, sposato con l’adorata signora Elda e padre dell’unico erede Stefano, aveva, pure, fatto conoscenza con i piccoli figli di Silvio Berlusconi, che spesso scortava fino a scuola e con Mamma Rosa, alla quale aveva avuto modo una mattina di far assaggiare la vera mozzarella di bufala campana. La donna aveva apprezzato a tal punto la squisitezza di questo formaggio fresco di latte, da indurre il ‘comandante’, come lo chiamava amabilmente il ‘padrone di casa’ arcorese, a ricordarsi di lei ogni qualvolta faceva ritorno a Capua per far visita ai parenti. Il Cavaliere, al corrente delle preferenze alimentari della madre e della sempre gentile disponibilità del carabiniere ad appagare i suoi peccati di gola, non mancava mai di ricambiare, generosamente, lo squisito gesto. In un’occasione, Galbiati volle, però, superarsi ed, allora, oltre alle mozzarelle, portò a casa Berlusconi, in dono al presidente, anche una bella penna stilografica, a suo dire, destinata a portargli fortuna. Il sorpreso Silvio apprezzò molto il regalo, tanto da utilizzare lo strumento di scrittura per firmare anche importanti contratti. La conferma dell’uso della penna in questione, Galbiati la ebbe nel vedere, poi, alcune foto sui giornali e servizi televisivi, nei quali si riconosceva il suo omaggio nelle mani del noto personaggio. Non è dato a sapere se Silvio Berlusconi utilizzò la stilografica, regalata dal maresciallo, pure, a fine settembre 2018, per firmare l’acquisto del Calcio Monza, società, dall’inizio degli anni Settanta, sempre nel cuore del coraggioso carabiniere, anche irriducibile tifoso biancorosso.

 

Gli sportivi monzesi ricordano bene Gaetano Galbiati, per anni, presenza fissa a bordo campo, al ‘Sada’ ed al ‘Brianteo’, protagonista in tante vicende calcistiche. Una in particolare: Monza-Varese, match della dodicesima giornata del campionato di Serie B 1983/’84, disputata al vecchio stadio di via Guarenti, domenica 27 novembre 1983 e terminata sul risultato di 1-1 (reti, entrambe nella ripresa, di Giovanni Lorini per i padroni di casa al 58’, con una bordata al volo da fuori area su cross di Marronaro e di Franco Turchetta, per gli ospiti, su rigore al 76’, con tutti e due i marcatori al secondo centro stagionale). A dirigere l’incontro, in un freddo pomeriggio invernale, caratterizzato da una densa nebbia, era stato chiamato l’arbitro Pierluigi Magni, funzionario di banca di Bergamo. La partita, dopo un primo tempo giocato a ritmi blandi da ambo le parti, si accese nella ripresa, con gli uomini di Mazzetti più pericolosi, grazie alle puntate offensive in area avversaria di Bolis e Marronaro, e gli ospiti, guidati dalla panchina da Catuzzi , abili a coprirsi alla meglio con i centrocampisti Salvadè e Tomasoni, ma, soprattutto, con il rude difensore Giuliano Vincenzi. Quest’ultimo era una vecchia conoscenza brianzola, per aver militato nel Monza dal 1974 al 1980, con il soprannome di ‘Vincenzone’. Peggiore in campo, a giudizio unanime, fu, quel giorno, il’fischietto’ bergamasco, autore di una direzione di gara a senso unico a favore dei varesini per 90’ e decisivo ai fini del risultato finale, decretando contro i padroni di casa, a meno di un quarto d’ora dal termine delle ostilità, un calcio di rigore, apparso ai più inesistente, per uno scontro in area tra Albi e Scaglia. Ma la partita, ahimè, non passò alla storia per questo, pur discutibile, episodio.

 

Il gestaccio dell’arbitro Magni in Monza – Varese del 1983

 

Dopo aver emesso il triplice fischio di chiusura, il signor Magni si diresse, come consuetudine per arbitri e giocatori a fine gara, verso il passaggio coperto all’angolo estremo del terreno di gioco, confinante quasi con il fiume Lambro, per raggiungere gli spogliatoi. Numerosi tifosi biancorossi, scesi minacciosi dagli spalti, non persero l’occasione per manifestargli da vicino, con pesanti improperi, tutta la loro rabbia per il penalty concesso e per i diversi altri ‘regali’ fatti agli ospiti. Per contro, lo spavaldo arbitro bergamasco, lasciando il campo e prima di imboccare il tunnel, non trovò di meglio che fare gesti scurrili, rivolgendo lo sguardo al tumultuoso pubblico presente e portando la mano destra sulla parte anteriore dei pantaloncini, in prossimità della classica zona più intima del corpo. Nell’angusto e pressoché buio sottopassaggio, successe, poi, un po’di tutto, con parole grosse volate nell’aria e calci, accompagnati, pure, da schiaffi, finiti a bersaglio. Protagonisti di questo scellerato epilogo, furono giocatori e dirigenti di ambo le parti. Il gestaccio, decisamente offensivo ed inopportuno, di Pierluigi Magni, con il conseguente parapiglia , non sfuggì ad alcuni attenti giornalisti locali. Così, i fatti vennero puntualmente riportati, il giorno seguente, dal corrispondente Carlo Gaeta in un particolare ‘box’ su Il Giornale e da Giancarlo Besana nel suo articolo su Il Corriere di Monza. Risultato: denuncia per diffamazione a mezzo stampa intentata dal direttore di gara in questione ai due solerti giornalisti. Motivazione: false accuse in un resoconto di cronaca, ritenuta non proprio sportiva dal principale personaggio coinvolto. Il pretore di Monza, Ambrogio Moggia, incuriosito dalla vicenda, aprì, così, d’ufficio un’inchiesta, coinvolgendo marginalmente anche il corrispondente monzese de La Gazzetta dello Sport Angelo Corbetta, pronto a presentarsi al suo cospetto, accompagnato dal figlio Paolo per chiarire il tutto.

 

La deposizione del maresciallo dei Carabinieri salvò i giornalisti Gaeta e Besana

 

L’unico, però, a sedersi in tribunale, ufficialmente, come testimone, fu il maresciallo dei carabinieri Gaetano Galbiati. Essendo presente quella domenica al ‘Sada’ ed avendo osservato, in campo, da molto vicino, quanto successo, a precisa domanda del giudice, lui rispose d’aver visto nell’occasione il signor Magni nell’atto di portare inequivocabilmente la mano destra verso i propri organi genitali, come risposta alle invettive dei tifosi di casa. La convincente deposizione dell’uomo dell’Arma evitò, in pratica, ai due giornalisti monzesi di dover pagare per anni un cospicuo risarcimento monetario all’arbitro. Furono, così, scagionati anche i capi servizio de Il Giornale Filippo Grassia e Roberto Perrone, inizialmente coinvolti, seppure in modo indiretto, per responsabilità editoriale. Al ‘fischietto’ bergamasco venne inflitta, invece, la condanna al pagamento di una multa di 150.000 lire. Particolare curioso, direttore generale del Varese, all’epoca dell’episodio descritto, era Beppe Marotta, che, quando, nel 1987, approdò a Monza, nel corso di una cena, confidò a Carlo Gaeta che quel penalty, decretato dal direttore di gara contro il Monza, era proprio inesistente. Pierluigi Magni, nominato, nel 1988, arbitro ‘internazionale, in sostituzione di Paolo Bergamo, su proposta dell’allora designatore Cesare Gussoni, dopo aver diretto 107 partite di Serie A , tra le quali un contestatissimo Roma-Napoli nel 1989, con conseguente sua sospensione per 57 giorni (sentenza pronunciata dal rappresentante dei direttori di gara in attività Luigi Agnolin), morì il 23 maggio 2007 a seguito di un tumore al pancreas.

 

Enzo Mauri

(Fine prima parte)