La difesa, un grosso tallone d’Achille

Su una cosa si può essere completamente d’accordo con mister Juric: le statistiche, nel calcio, non contano niente. Capita quindi che una squadra perda dopo aver avuto un possesso palla superiore all’avversario, così come tre soli tiri subiti siano valsi altrettanti gol e… tutti a casa. Nella conferenza stampa post partita, l’allenatore biancorosso ha evidenziato come la vittoria del Lecce sia arrivata con “sole” tre conclusioni in porta, ma questa è una grave colpa, non una consolazione ancorché parziale. Passi il primo gol, preso da calcio d’angolo dopo 3 minuti, ma non esiste che sette minuti dopo la storia si ripeta con le stesse modalità: inaccettabile. Poi puoi anche giocare bene, creare occasioni e, tutto sommato, uscire a testa alta dallo Stadio del Mare, ma la partita a quel punto l’hai persa quando era appena iniziata. “Senza cattiveria non si va da nessuna parte“, ha chiosato Juric; noi aggiungiamo che è anche questione di concentrazione e di malizia, requisiti che ha gente di esperienza, non un manipolo di giovanotti alle prime armi. E qui si apre un’altra questione: sicuri che a questo Monza uno come Acerbi non farebbe comodo, nonostante la carta d’identità del giocatore? Dal centrocampo in su va tutto (abbastanza) bene, ma una squadra che deve lottare per salvarsi non può prescindere da una retroguardia dove abbia a prevalere il randello anziché il fioretto. Undici gol subiti nelle prime quattro gare sono più che un campanello d’allarme, questo non deve essere sottovalutato dalla dirigenza. Prossimo avversario il Sassuolo, un altro osso durissimo, una squadra elegantemente “operaia” che sa unire perfettamente l’utile al dilettevole. Non è certo una gara da ultima spiaggia, per la formazione biancorossa, a patto che si faccia finalmente tesoro degli errori commessi e che venga effettuato qualche avvicendamento necessario, a partire dal portiere. Ci spiace per Thiam, ma così proprio non si può andare avanti…

 

Gianni Santoro