L’approccio sbagliato alla partita della vita
Dopo un anno di alti e bassi con una squadra che ha quasi sempre giocato, diciamo la verità… non bene, siamo arrivati alla resa dei conti a Mantova in una partita che ha mostrato tutte le lacune mentali di questa squadra, a partire dalla guida tecnica. E sì perché, quando mi sono permesso di criticare Bianco, che non leggeva gli articoli della stampa monzese (eccetto una parte), lo facevo consapevole del fatto che l’obiettivo fosse lontano e che una squadra con la rosa come quella del Monza non avrebbe dovuto rischiare di arrivare alle ultime gare con possibilità di una beffa atroce dietro l’angolo. E invece puntualmente la beffa è arrivata ma, fatemi dire, se la squadra che guidi entra in campo nella partita della vita con l’ennesimo approccio svogliato di chi pensa di essere troppo forte prima ancora di giocare, beh, a mio avviso la colpa è al 90% di un allenatore che in un anno non è riuscito a spiegare che si è forti quando si vince, non prima, non al fischio di inizio, ma a quello finale. Poco mi importa ora avere ragione per dar contro ai sostenitori del “Eh… ma si deve tifare sempre”, certo, tutti sosteniamo, ma sappiamo anche quando il sostegno deve essere supportato dai fatti e i fatti sono che eccetto a Genova, il Monza fuori casa non vinceva dal 3 marzo con il Cesena e che certi approcci alla gara erano la costanza, non la casualità. Il campionato è (quasi certamente) andato, complimenti a Stroppa allenatore di categoria e al suo Venezia, nonché al Frosinone, rivelazione assoluta di questa stagione. Noi lecchiamoci le ferite, e cerchiamo di giocare questi playoff col sangue agli occhi, come poche volte si è visto in questa stagione.
Lorenzo Titaro
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