Beccalossi

Evaristo Beccalossi: tecnica e sregolatezza (1a parte)

Evaristo Beccalossi, centrocampista pregevole quanto indisponente negli anni d’oro dell’Inter di Eugenio Bersellini, è mancato, all’età di 69 anni (avrebbe compiuto i 70 il 12maggio) nella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 maggio nella clinica Poliambulanza a Brescia, dove era stato ricoverato da diverse settimane. Nel gennaio 2025 l’ex giocatore era stato colpito da una grave emorragia cerebrale, un evento neurologico acuto che lo aveva portato al ricovero in ospedale in coma per 47 giorni, prima dell’avvio del percorso di riabilitazione.

 

Beccalossi risultò un incauto acquisto del Monza per la sua parentesi brianzola, con prestazioni spesso incolori e poco generose, sotto la
guida tecnica prima di Alfredo Magni, poi di Paolo Carosi, dalla diciottesima alla trentottesima giornata di campionato della stagione 1985/1986, in cui collezionò 15 presenze e 3 gol. Nato a Brescia il 12 maggio 1956, segno zodiacale del Toro, altezza 176 centimetri, peso forma 74 chilogrammi, padre operaio specializzato e tifoso della Juventus, licenza media, solare, molto elegante, superstizioso a  dismisura, grande fumatore di Marlboro ed amante della bella vita, ‘Driblossi’, come lo aveva scherzosamente soprannominato il giornalista Gianni Brera, iniziò a tirare calci nel vivaio della principale squadra cittadina. Arrivò ben presto a vincere il Campionato Primavera 1974/’75 da titolare, dopo sporadiche apparizioni, sempre con la maglia biancazzurra, in Serie B. Dalla stagione 1975/’76 e per tre tornei la sua presenza in squadra divenne costante, tanto da annoverare 87 presenze in campionato, condite da 15 reti e 8 gettoni in Coppa Italia, senza realizzazioni.

 

 

Nel 1978 l’approdo all’Inter per vincere scudetto, Coppa Italia e Mundialito

 

 

Fantasista dalla tecnica sopraffina, dotato di un ‘sinistro’ micidiale, ma anche di un ‘destro’ non certo da buttare, Beccalossi, tanto efficace nelle giornate felici, quanto infruttuoso ed inguardabile in quelle di scarsa vena, approdò all’Inter nel 1978 per restarvi sino al 1984. Si fece subito apprezzare dai tifosi della ‘Beneamata’ per i diabolici dribbling, gli assist, le giocate magiche e le pennellate nel depositare la sfera in fondo al sacco avversario.

 

Il 28 ottobre 1979, nel derby di Milano vinto 2-0 dall’Inter realizzò una splendida doppietta con il piede destro, quello a lui meno congeniale ed il giornalista Beppe Viola, telecronista della partita, estasiato per questo nuovo gesto atletico del giocatore, coniò per lui, durante il celebre programma serale della Rai di fine settimana La Domenica Sportiva, uno slogan passato poi alla storia ‘Mi chiamo Evaristo, scusate se insisto’. Con i colori nerazzurri, fece registrare 156 presenze in campionato con 31 reti, 31 gettoni in Coppa Italia, con 4 marcature e 28 partenze da titolare nelle Coppe continentali con 2 gol all’attivo. Il ‘Becca’, come lo chiamavano gli appassionati milanesi, non correva molto per il campo, non gradiva tanto sudare e fare estrema fatica, ma i suoi tocchi di classe erano tanta delizia per gli spettatori che, comunque, gli hanno sempre voluto un gran bene e perdonato certi atteggiamenti a volte poco professionali e distintivi per la squadra del cuore.

 

Il 15 settembre 1982, contro lo Slovan Bratislava in Coppa delle Coppe, sbagliò incredibilmente due rigori in otto minuti, proprio lui, il giocatore più tecnico e temuto in area, ma il popolo interista, quindici giorni dopo, al suo ritorno sul terreno di gioco di San Siro, lo applaudì, senza alcun cenno polemico per la doppia debacle dagli undici metri nella stessa serata. Con Bersellini in panchina, vinse uno scudetto nella stagione 1977/’78, due Coppa Italia (1977/’78 e 1981/’82) ed un Mundialito per Club nel 1981. Beccalossi giocò al fianco di grandi campioni, quali Bordon, Zenga, Oriali, Giuseppe Baresi, Bergomi, Ferri, Collovati, Bagni, Altobelli, Serena e Mùller.

 

 

Meglio giocare con una sedia che con Hansi muller, detto ‘cucumer’

 

 

Con quest’ultimo, anche a causa di una certa incompatibilità tattica, i rapporti in campo non furono proprio ottimi, tanto che l’ormai introdotto compagno bresciano coniò subito per lui la frase ‘meglio giocare con una sedia che con Hansi Mùller’ ed il soprannome ‘cucumer’. All’inizio della stagione 1984/’85, l’eclettico Evaristo, abituale frequentatore di locali notturni (al ‘Derby’ di Milano, il locale preferito dai vari Jannacci, Gaber, Teocoli, Cochi e Renato, lui era di casa) ed amico carissimo dei cantanti Franco Califano ed Enrico Ruggeri, nonché dell’attore comico Paolo Rossi , finì in prestito alla Sampdoria. Con la squadra ligure vinse la Coppa Italia, primo trofeo della storia blucerchiata e si piazzò ad un onorevole quarto posto in campionato.

 

Enzo Mauri